Roma, 26 ottobre 2016 - Gorino è una frazione di Goro, che fino a una cinquantina di anni fa era una frazione di Mesola. Siamo in provincia di Ferrara, nel delta del Po. Da quelle parti paesi, paesini e borghi sono minuscoli e orgogliosi. Quante persone vivano a Gorino non si sa bene. Chi dice duecento, chi trecento, chi mette nel conto arrivi e partenze di amici e parenti, e chi no. Comunque, se insisti un po’ con il clacson, s’inquietano tutti gli abitanti di Gorino. Ora, in un così minuscolo mondo, giunse notizia che, d’ordine del prefetto di Ferrara, dodici donne profughe sarebbero giunte per sistemarsi in un ostello destinato, sembra, ad albergare turisti. Sappiamo quel che ne è seguito. Blocco stradale, vigilanza notturna con grigliata. Forze dell’ordine in allerta. «Mai, mai, mai le profughe entreranno nell’ostello, costi quel che costi». Saggiamente, il prefetto di Ferrara ha trovato un’altra soluzione, altrove. Ma il ministro Alfano ha esclamato: «Questa non è l’Italia». L’inclinazione per l’epica tonante ha impedito all’onorevole Alfano di considerare la differenza di scala.

Come ha potuto trascurare alcuni semplici elementi di valutazione? Nulla sapevano, quelli di Gorino, delle ospiti in arrivo: sicché l’immaginazione sarà partita al galoppo. Profughe nere dell’Africa Occidentale? Berbere o eritree? Fuggitive dalla Siria martoriata o scampate al Califfato in Iraq? Donne in chador o a viso scoperto? E perché mai tutte senza marito? Povere vedove? Sorelle, figlie o madri in lutto, o nubili per scelta? Se a Gorino avessero saputo solo qualcosa di quelle donne, forse la reazione non sarebbe stata tanto fragorosa. Due righe del prefetto, e basta, non suscitano commozione, altruismo, carità.
Ma poi: perché la destinazione era Gorino e non un altro dei paesi vicini? Siamo lo Stivale dei campanili, rivalità e gelosie talvolta indefinibili. È molto probabile che anche sentimenti di questo tipo abbiano mosso i paesani di Gorino alla serata di rivolta degna d’una pagina di Guareschi. Non sembra che esista un piano delle destinazioni nei centri minori, diciamo “un piano per campanile”. Questo introduce, ministro Alfano, la questione del coordinamento delle accoglienze, come anche dei transiti sul territorio nazionale. Forse esisterà, o forse è problematico pianificare l’imprevedibile entità degli sbarchi. Ma l’impressione prevalente è che dalle coste a cui approdano i profughi si metta in viaggio uno sciame d’identità indefinite che in parte si spande nella Penisola e in parte prosegue. Nell’uno e nell’altro caso, in misure che sfuggono, forse non soltanto al cittadino.