Bologna, 14 settembre 2019 - La scorsa settimana a Vilnius , in Lituania, in un normale negozio, ho scattato una fotografia che ritrae una immagine pubblicitaria così concepita: Pizza Americana (ma quando mai!), e la pizza è chiaro che ricorda l’Italia . Poi accanto la scritta “Maffia” ,anche con una f in più. Ovviamente ho letto , tra le righe, un chiaro riferimento alla mafia. È stata solo una mia impressione?
Luciana Ballotti, Modena

Risponde il condirettore del Carlino, Beppe Boni

La sciocchezza di utilizzare il brand mafioso per pubblicizzare prodotti alimentari dove si mangia italiano è purtroppo diffusa. Anche in Italia qualche ristorante in passato ha utilizzato termini o analogie riferiti alla criminalità organizzata nel menù. E’ di cattivo gusto ma succede. Il buonsenso non si può imporre per decreto. Il vero problema è l’imitazione dei cibi italiani, il riferimento a prodotti con nomi che vi assomigliano ma che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. La pizza americana non esiste, ovvio, e la pubblicizzazione che lei ha visto è una libera interpretazione lituana. Dobbiamo però imprimere più energia alla lotta contro i nostri prodotti taroccati all’estero. E’ concorrenza sleale. L’Italia, con il patrimonio agroalimentare più apprezzato al mondo, ha anche i prodotti più imitati con l’Italian Sounding, da parte di furbetti che utilizzano nomi simili ai nostri. Sugli scaffali esteri troviamo Parmesan, o Parmesao se ci troviamo in Brasile, Kressecco, Romanello, Cambozola, Grana Parrano, San Daniele Ham, Asiago Cheese, Chianticella, Salama Napoli. Brutte copie spacciate per vere.

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