Bologna, 22 settembre 2019 - Aspettando la nuova legge elettorale: proporzionale, maggioritaria o base per altezza diviso due mi accorgo che il Parlamento sforna troppe leggi o disegni di legge accorgendosi poi che sono di difficile applicazione. A volte non hanno copertura finanziaria o per essere applicate passano mesi se non anni perchè poi ci sono da approvare anche i decreti attuativi collegati. E intanto cadono i governi. 
Roberto Zanoli, Modena

Risponde il condirettore del Resto del Carlino, Beppe Boni

L’Italia è il Paese del diritto, ma anche delle leggi inutili. Molte leggi molta burocrazia, molte contraddizioni. In Europa siamo uno dei Paesi con il maggior numero di leggi, regolamenti, norme che talvolta si ostacolano fra di loro. Dal 1861 ad oggi sono state sfornate oltre 200 mila leggi, un numero calcolato dal Poligarfico dello Stato che proprio l’anno scorso ha terminato una colossale opera di digitalizzazione consentendo così un censimento esatto. Bisogna poi tenere presente che dal 1970 in poi con la nascita delle Regioni l’abbondanza di norme ha subito una notevole impennata. L’Italia dunque da un certo punto di vista è il Paese dell’incertezza del diritto. Spesso infatti più leggi regolano la stessa materia, poi vi sono le deroghe che rendono approssimativa l’applicazione delle disposizioni generali, nome che si sovrappongono a quelle originarie senza di fatto eliminarle. L’effetto è l’inflazione: più si legifera e più si è costretti a legiferare. Tutti i governi usano la parola semplificazione, nessuno la applica veramente. E il cittadino deve munirsi di una bussola per non perdersi nei codici. 

beppe.boni@ilcarlino.net