Tre mesi fa, nel bel mezzo della tragedia Covid, l’estate, il mare, la spiaggia sembravano chimere. Ci si chiedeva addirittura se non sarebbe stato rischioso fare il bagno; poi gli esperti ci hanno per fortuna rassicurato che sì, avremmo potuto tuffarci senza pericoli. Anche senza mascherina, perché qualcuno se lo domandava. Poi si parlava di improbabili strutture in plexiglas attorno agli ombrelloni e un giornale arrivò a titolare che in Italia uno stabilimento balneare su due non avrebbe aperto. Tante paure in libertà.
Finalmente l’estate è arrivata e si sta consumando un piccolo, grande miracolo: andare al mare è più o meno uguale a un anno fa, a sempre. Si fanno le stesse cose di prima. Lo stiamo sperimentando in queste settimane, da quando - prima timidamente, e poi con sempre maggiore tranquillità - abbiamo ricominciato a calpestare la sabbia. 

In questo week end la Riviera Romagnola, quella marchigiana ma anche molte altre località italiane di mare, hanno toccato il top, presentando il look del pre-Covid. E speriamo che ogni settimana, ogni giorno, ci sia un nuovo top. Intendiamoci: con questo non vogliamo dire che in questi mesi non sia successo nulla. Purtroppo è successo tanto, troppo. E gli operatori che grazie al mare lavorano e vivono hanno avuto e continuano a incontrare mille difficoltà, perché i costi sono aumentati, così come gli oneri e i doverosi controlli, mentre i contributi statali si vedono col contagocce e, comunque sia, il turismo è calato. Mancano ovviamente tanti stranieri, pare che il 15% degli alberghi di Rimini non abbia ancora aperto. Va detto che noi italiani ci stiamo dando da fare e abbiamo iniziato a invadere le località turistiche a noi vicine: mare, laghi, colline, montagne. E allora forza, coraggio ma anche tanta attenzione. Resta vietato abbassare la guardia: il Covid c’è ancora, non è morto. Non buttiamo via le mascherine, evitiamo assembramenti, non esageriamo: perchè qualcuno, va detto anche questo, sta esagerando.