Bologna, 7 aprile 2020 - Speriamo che la Protezione civile distribuisca una bussola per tutti. Il kit potrebbe servire per orientarsi nella giostra di ordinanze pensate per regolare l’uso delle mascherine. Se servono sul serio, come indica a larga maggioranza la comunità scientifica, bisogna renderle obbligatorie e non solo consigliarle. O almeno, in mancanza di esse, va imposta in pubblico una protezione. Un foulard, una sciarpa.

Se piove e non ho l’ombrello mi copro come posso. Meglio che niente. E invece sembra di essere tornati all’inizio dell’emergenza quando una Regione chiudeva una località contagiata e l’altra no, una metteva i blocchi nelle strade e l’altra li apriva con l’intervento supplementare di qualche sindaco. Avanti in ordine sparso, pur dichiarando unità di intenti. Ora succede con le mascherine, genere prima di adesso sconosciuto. Ci siamo fatti una cultura con le FFP2, le FFP3, le chirurgiche, a doppia protezione, lavabili. Molte aziende ne stanno producendo milioni. Arriveranno presto per tutti.

Però il cittadino che si sveglia ogni mattina con l’incubo del contagio è disorientato dinanzi allo show delle divergenze tra governo, Regioni, sindaci sceriffi, sindaci spaventati, sindaci che fanno quello che possono. La Lombardia impone l’obbligatorietà delle mascherine, la Toscana idem, le Marche sono tentate, l’Emilia Romagna ci pensa, mentre il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, molto presente in tv e poco nei crateri dell’epidemia, dice «io non la metto». Comunque sta cominciando in varie città (Ferrara, Firenze, in Veneto) una distribuzione gratuita.

Poi i sindaci. Quello di Cingoli impone mascherina e guanti in farmacie e supermercati, il collega di Forte dei Marmi idem con una sanzione di 500 euro per chi sgarra. Chi comanda? Chi da’ i consigli più realistici? Si va a intuito. Il futuro, a virus tumulato, imporrà di mettere ordine nella politica sanitaria. Ora pensiamo a salvare la pelle. Per stare nel sicuro indossate maschera e guanti. Sempre. Anche senza bussola