Bologna, 17 settembre 2019 - Giovanni Martini, trombettiere italiano, fu l’unico superstite della colonna del generale Custer nella battaglia di Little Big Horn, vinta dagli indiani Sioux. Disse al Cavallery Journal: «Non dimenticherò Little Big Horn e il generale Custer. Tutti lo ammiravano come grande combattente. Ma cercò di fare più di quanto poteva quel giorno. Gli indiani erano troppi ed erano bravi guerrieri. E’ stata una fortuna che qualcuno sia uscito vivo». 
Massimo Di Grazia​

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

Toccante la testimonianza dell’unico italiano che nella battaglia vestiva la divisa delle Giacche blu dell’esercito americano. Il generale George Armstrong Custer, è vero, fu un grande soldato. Ma va ricordato anche che fu un ufficiale perfettamente inserito nella dinamica di genocidio e massacri che Washington applicò nelle guerre indiane fra trattati disattesi, falsità verso le tribù, truffe, stragi, promesse mai mantenute. Fino ad annientare la nazione indiana. Se ricordiamo Custer dobbiamo ricordare anche gli eroi della causa persa che fu la guerra indiana per i nativi: grandi combattenti Sioux come Cavallo pazzo, Coda macchiata, Due Lune, Toro seduto. Il prezzo del progresso lo pagarono con migliaia di morti e la perdita delle proprie terre. Certo, anche i pellerossa uccidevano, ma solo chi invadeva il loro territorio. Il governo promise, dopo il primo trattato, che avrebbero potuto cavalcare liberi nella prateria finchè «l’erba crescerà e l’acqua scorrerà». Tutto falso. Al primo massacro dell’Acqua azzurra, dove le Giacche blu uccisero vecchi e bambini indiani, se ne seguirono altri senza fine. Onore a Cavallo pazzo e alla sua gente che vissero e morirono con orgoglio.
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