Riccione (Rimini), 3 marzo 2019 - Affrontiamo un ragionamento puramente accademico. Se per una «tempesta emotiva» provocata dall’essere piantati in asso dalla compagna si può uccidere ottenendo una parziale giustificazione con il dimezzamento di pena, significa che per quattro ceffoni dati alla fidanzata per gelosia, al massimo si rischia una multa simile a un divieto di sosta. Leggendo la sentenza della Corte d’assise d’appello di Bologna viene spontanea questa riflessione, anche se ovviamente provocatoria.

La storia è la seguente: la compagna lo lascia, scatta la turbolenza sentimentale e lui la strangola. Sentenza: 30 anni, ridotti a 16 dai giudici di secondo grado che hanno tenuto conto della suddetta tempesta passionale e delle «difficoltà di vita» dell’imputato. I presunti colpevoli degli otto femminicidi registrati quest’anno si stanno sfregando le mani.

Se la sentenza fa scuola, e con un bravo avvocato, possono sperare in uno sconto di pena. Come dire: la vittima, pur inconsapevolmente, provoca un grave turbamento nel compagno e quindi bisogna tener conto delle conseguenze. È difficile accettare il passaggio della «tempesta» presentata, se non come giustificazione di un gesto estremo, almeno come elemento di cui tenere conto. Che, a torto o a ragione, dà l’idea di una vaga forma di comprensione. Terreno scivoloso in un’epoca in cui la violenza sulle donne vive una preoccupante esclation. Ma le leggi, si sa, sono soggette anche alla personale interpretazione dei giudici.

Forse chi, per delinquenziale gelosia, ha sfregiato con l’acido il volto di Lucia Annibali di Pesaro o di Jessica Notaro di Rimini può usufruire dello stesso ragionamento? Anche Norina Matuozzo ieri a Napoli ha detto al marito: non ti amo più. Lui l’ha uccisa con due colpi di pistola.

Eppure la Giustizia dovrebbe valutare anche le evoluzioni del costume e non solo le formalità del codice, che pure cambia con la società. Nel 1981 fu abolito il delitto d’onore, retaggio degli anni Trenta, che teneva conto in caso di omicidio dello «stato d’ira determinato dall’offesa all’onore». Altri sentimenti, altri tempi. Come pare di un secolo fa la motivazione dei giudici bolognesi. E invece è solo delle settimane scorse. Leggendola, provoca una tempesta emotiva.