Leggo l’articolo titolato «Da Bruxelles più flessibilità (per l’italia n.dr) ma per gli investimenti verdi». Sarebbe il caso che il governo che sta nascendoriveda il progetto del Passante di Bologna. Che di verde non ha proprio nulla. Che è solo un vomitatore di gas inquinanti. Va assolutamente cambiato ed adeguato agli standard europei. Solo con un nuovo progetto «verde» arriverebbero flessibilità e finanziamenti. 
Gil Dotti

risponde il condirettore del Resto del Carlino, Beppe Boni

Il dado è tratto. Dopo un tormentato iter viziato più dalla politica che dalla logica il Passantino (dopo mille variazioni non è più quello originario) di Bologna non si può più cambiare. Gli allargamenti a tratti della tangenziale attuale serviranno ad attenuare (e non sempre) il traffico in città ma non risolveranno il problema. Il nodo di Bologna resterà strozzato e sarà come voler curare la polmonite con una aspirina. Già era sbagliato scegliere di allargare l’attuale tracciato anzichè farne uno alternativo a nord, poi i veti dei Cinquestelle hanno fatto il resto. L’ideale, e qui fu la politica del Pd a far incartare la situazione, era costruire l’allargamento a sud dell’autostrada che da Borgo panigale avrebbe «saltato» la città consentendo di utilizzare tutto il nastro d’asfalto attuale solo per la tangenziale. Dopo oltre vent’anni di dibattitti, progetti, proposte, litigi e capriole politiche si è trovata una soluzione pasticciata e sbagliata. Almeno c’è da sperare che quest’opera brutta, sporca e cattiva venga costruita a breve. I cantieri dovrebbero aprire nel 2021. Dovremo accontentarci di questa incompiuta.
beppe.boni@ilcarlino.net