Pokè Bowl
Pokè Bowl

Bologna, 16 uglio 2019 - Dopo aver capito la differenza tra sushi e sashimi, aver bevuto sotto forma di centrifugato qualsiasi verdura accoppiata al più esotico dei frutti per energizzare, detossinare e bruciare i grassi, aver abbandonato il brodetto di pesce o quello di cappone per il più 'spiritual' ramen (si dice sia il cibo dell'anima giapponese), ora in tema ittico non si può proprio fare a meno della 'pokè bowl'. Perché se è vero che le mode passano, ma i gusti restano, allora quello per il pesce crudo è forse una delle piccole rivoluzioni gastronomiche più importanti nel panorama culinario. 

E oggi il nuovo trend si chiama appunto pokè. Il nome significa “tagliato a tocchi”  e infatti il pesce viene servito nelle ciotolone senza lische e fatto a quadrotti, condito generalmente con salse a base di soia. Nasce come piatto povero dei pescatori e quindi nel rudimentale contenitore ci finiva un po’ quello che c’era, ora nelle bowl  (ciotole appunto) da passeggio delle star di Hollywood ci finisce quasi sempre tonno, piovra o gamberi tassativamente crudi. Una versione moderna e più salutista della tradizionale insalatona che rimbalzando come una pallina impazzita sul web, ha conquistato tutti diventando uno dei cibi più di tendenza degli ultimi mesi. Con la ciliegina sulla torta di avere un apporto calorico bassissimo grazie alla presenza di verdure e alla scelta di carboidrati dal basso contenuto calorico.

Già perchè per comporre la pokè bowl perfetta sono quattro i passaggi fondamentali. Si passa dal primo passo che è quello della cosidetta scelta della base (che può variare dal riso sushi, riso integrale, quinoa o misticanza). Si prosegue con la scelta della proteina (salmone, tonno, gamberi al vapore, tofu, in alcuni casi è stata italianizzata dando la possibilità di aggiungere pollo cotto ) per arrivare al punto 3, la scelta della marinatura (e qui si spazia tra condimenti vari per il pesce, con combinazioni di salsa di soia, olio di sesamo, latte di cocco). La conclusione è il punto 4, la scelta del topping che parte dall'edamame per arrivare al cavolo viola, fino all'avocado, al wakame e a qualsivoglia elemento crunchy (o meglio detto 'croccante'), tra cui mandorle saltate, cipolla frittta e ceci abbrustoliti.

Una moda partita dagli Stati Uniti e arrivata in Italia dopo aver conquistato l'Inghilterra. Da Los Angeles a Rimini (il primo  fu Waikiki Pokè, ora diventato franchising) e che ora sta dilagando anche sotto le Due Torri. Entrata nel menù alla carta di molti ristoranti in città ogni giorno sbuca in città un ristorante ad hoc. Almeno cinque in punti che hanno conquistato il cuore del centro storico ma il business è solo iniziato. Per trovarli basta cliccare 'pokè bowl' sul pc e certamente sarà possbile trovarne uno a due passi da casa. E per chi non volesse spostarsi dal tavolo di cucina o dalla scrivania dell'ufficio le app specializzate nelle cosegne a domicilio hanno già inserito la parolina magica 'pokè' nelle tipologie di cibo disponibile per l'asporto.

e. nal.