Un brindisi con un buon vino a Natale
Un brindisi con un buon vino a Natale

Bologna, 23 dicembre 2020 -  Bollicine per gli ultimi brindisi del 2020, anche se finora c’è stato poco da brindare. Ma non solo. La ricchezza enoica dell’Emilia Romagna ci regala anche rossi fermi, bianchi fermi e stupendi vini dolci da dessert per accompagnare o chiudere i nostri appuntamenti conviviali.

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Bollicine

Da nord a sud della regione c’è sempre un tappo che salta e un perlàge consolatorio nel bicchiere. Tra Piacenza e Parma è la Malvasia il vino-uva da scegliere, per il suo profumo e la piacevole sapidità che la sposano ad aperitivi o spuntini leggeri. Tra Reggio Emilia e Modena non si sbaglia: è il regno dei lambruschi. Tante varietà, dal fine e tagliente Sorbara, al più intenso Grasparossa, al Salamino o al Maestri, le uve tipiche del Reggiano. Frizzante già di suo, con la presa di spuma in autoclave, il Lambrusco è diventato negli ultimi 20 anni sinonimo di bollicine raffinate con la spumantizzazione metodo classico in particolare delle uve Sorbara, con la rifermentazione in bottiglia e lasciate affinare sui lieviti anche 24 o 36 mesi. Energia e sensualità tutte padane per accompagnare la cucina emiliana tradizionale: arrosti, cotechino, zampone, galantina di pollo. Nel reggiano sono provare le bolle metodo classico di Lini (Correggio) o di Ermete Medici. Nel Modenese casa Chiarli propone la linea Quinto Passo e Christian Bellei con Cantina della Volta crea bollicine raffinate e longeve.

A Bologna le bollicine sono bianche, quelle del Pignoletto, prodotte in autoclave. Due le denominazioni: la DOC Pignoletto (zone di pianura) e la DOCG Colli Bolognesi Pignoletto (area collinare attorno al capoluogo). Un bianco gentile, effervescente, fragrante, da accostare agli aperitivi o ai primi di territorio, perfetto sui tortellini in brodo. Tanti i Pignoletto Docg in versione frizzante e spumante, da cantine come Carlo Gaggioli, Tizzano, Floriano Cinti, Lodi Corazza.

Rossi fermi

Il rosso principe della regione viene dalla Romagna, il Sangiovese. D’altronde, come si dice, al viandante assetato in Emilia offrono un bicchiere d’acqua, in Romagna un bicchiere di vino. Negli ultimi vent’anni la Romagna enoica è stata attraversata da un vento di rinnovamento che ha esaltato freschezza, eleganza, identità. E l’originalità dei territori, delle tante vallate che la attraversano. Difficile scegliere : dai Colli di Imola al Faentino, da Modigliana a Predappio, da Bertinoro ai colli riminesi. Ogni territorio ha il suo Sangiovese, caloroso, vibrante, generoso. Un rosso dal profumo di viola e frutti di bosco, dai tannini setosi e dal gusto pieno. Da bere giovane o invecchiato (Riserva). Per accompagnare carni alla brace, arrosti e cacciagione, e anche il pesce, specie con le versione di annata (i vini più giovani).Da provare: il Liano di Umberto Cesari, i Probi e le Papesse di Villa Papiano, il Tre Rocche di Fattoria Nicolucci, il Vigna1922 di Torre, il Primo Segno di Villa Venti.

Bianchi fermi

Sono i Colli bolognesi, l’area collinare attorno al capoluogo, l’area vocata al Pignoletto Classico , cioè fermo, che nel 2011 ha ottenuto la prestigiosa certificazione DOCG. E’ forse il bianco più conosciuto della regione, fresco e beverino nelle versione più giovani, ma anche solido e ‘rotondo’ nelle versioni con qualche anno di affinamento. Sempre fragrante e profumato, accompagna tortellini e passatelli, ma anche carni bianche e arrosti delicati.

Il secondo bianco da tenere in considerazione è la romagnola Albana, per tanti anni conosciuta solo in versione dolce. Ma va assolutamente apprezzata anche in versione secca, ferma, grazie a un pugno di cantine che ne esaltato una identità originale, chiara, vibrante, territoriale. Vino di collina, fresco e deciso, è perfetto per accompagnare un pasto a tutto pesce, dagli antipasti ai primi, una spigola al sale o un’orata all’acqua pazza.

Tra i bianchi fermi bolognesi segnalo: il Pignoletto Classico e il Duesettanta di Manaresi, il Pignoletto Superiore di Fedrizzi, il Vigna del grotto di Orsi San Vito. Tra le Albane secche: Fiorile di Fondo San Giuseppe, Vitalba di Tre Monti, Progetto 1 di Leone Conti, A’19 del Monticino Rosso.

Vini dolci

La regione è ricchissima di vini dolci da dessert, frutto di uve passite o lasciate surmaturare in pianta. Una chicca è il Vinsanto di Vigoleno nel Piacentino, base uve autoctone lasciate appassire, un pugno di produttori per una produzione di nicchia ma di altissimo pregio. Tra i produttori: Lusignani, Sesenna, Visconti di Vigoleno.

Assolutamente da non perdere, per chi ama chiudere un pasto con un calice di vino dolce su panettone, pandoro, crostata o pasticceria secca è l’Albana di Romagna Passita Docg , splendido vino ambrato, la cui dolcezza va a braccetto con un’acidità che invoglia al secondo e al terzo sorso, da assaporare in abbinamento a un pasticcino o a formaggi saporiti. Tra le Albane passite più rinomate: Scaccomatto di Fattoria Zerbina, Passito del Monticino Rosso, Tregenda R! di Villa Papiano.

Sui Colli bolognesi da uve passite di Pignoletto: Ambrosia di Carlo Gaggioli e Il Passito di Bonfiglio.

l.frassoldati@alice.it

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