Bologna, 28 giugno 2019 - Nell'area modello degli asili nido che studiarono perfino gli americani, affiora un iceberg di orrore legato agli affidi dei bambini manovrati dai servizi sociali (video) sullo sfondo di un intreccio fra affari di centinaia di migliaia di euro e gestione sanitaria (foto). Reggio Emilia, dopo una settimana choc con l’inchiesta sugli appalti in Comune e il bis sulla mafia calabrese, deve fare i conti con questa nuova indagine che esplode nella Val d’Enza, sulle colline, fra business degli affidi e abusi sui bimbi con lavaggi del cervello, impulsi elettrici e documenti falsificati per togliere i piccoli ai genitori.

Con lo sfondo di una controversa onlus torinese che incassava ricche consulenze. Orrore e affari ancora una volta si intrecciano quando ci sono di mezzo le fasce deboli e scarsi controlli a monte. Bambini, anziani, migranti finiscono in un vortice di assistenza formalmente legale, ma che nasconde sfruttamento e maltrattamenti. È un mondo in penombra che in giro per l’Italia ha rivelato scenari choc: dalle coop che si arricchivano con i profughi a certe case famiglia trasformate in lager come il Forteto in Toscana. Film già visti.

I servizi sociali deviati dell’area reggiana hanno agito per anni alla luce del sole, inseriti all’interno di un sistema di welfare. Eppure nessuno dubitava, nessuno si era mai accorto di nulla, nessuno aveva riscontrato anomalie.

La rete degli assistenti sociali, con la copertura o l’ignavia del Comune, agiva in libertà e autonomia. Certo, questo è un caso limite, ma come hanno rivelato altre inchieste, come quella sulla pedofilia a Modena, il sistema che manovra la gestione dei bambini sottratti a famiglie con disagio è pieno di anomalie.

Anche nell’Emilia Romagna della sanità eccellente. Vecchia storia che l’ex senatore Carlo Giovanardi, a margine dell’inchiesta modenese, piena di ombre sul comportamento delle assistenti sociali, con poca fortuna tentò di portare in Parlamento.

D’altra parte mettere politicamente in discussione il welfare emiliano sotto l’egida Pd è sempre stata impresa difficile. Il caso di Reggio, al di là delle singole responsabilità, impone il coraggio morale di ripartire daccapo e ridisegnare parte del sistema assistenziale. Nell’ombrello della pur valida sanità emiliana ci sono strappi da riparare.