Forlì, 4 aprile 2021 - La cura con gli anticorpi monoclonali potrebbe partire in tutta la Romagna da lunedì 12 aprile. La data è ancora ufficiosa, ma a spiegarlo è l’infettivologo Carlo Biagetti, che lavora all’ospedale di Rimini ma è responsabile per tutta l’Ausl di questa nuova terapia sperimentale, per la quale sono disponibili 3.500 dosi in Emilia-Romagna, 255 in Romagna e 47 all’ospedale di Forlì. Le prime sono già state utilizzate martedì all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, su tre pazienti. Di questa terapia sperimentale se n’è parlato ieri, nel corso della diretta Facebook del sabato organizzata sul profilo del deputato Marco Di Maio (ospite, oltre a Biagetti, anche il primario di Pneumologia Claudio Vicini).

Le cure monoclonali prevedono la somministrazione per via endovenosa di particolari anticorpi creati in laboratorio, capaci di prevenire un decorso grave della malattia in chi si è infettato e risultano indicate per quei pazienti con particolari criticità che li rendono a rischio, quali obesità e diabete, che presentino ancora sintomi lievi e non abbiano contratto il virus da più di cinque giorni.

«La letteratura su questo tipo di terapia è ancora molto scarsa – ha precisato Biagetti –. Si tratta di una cura complessa, dispendiosa e che può presentare effetti collaterali importanti, per questo bisogna saper scegliere bene i soggetti adatti a cui somministrarla, ovvero quelli ad alto rischio. Ad oggi negli ospedali della Romagna, incluso quello di Forlì, gli anticorpi ci sono e siamo pronti a partire". Ma quale sarà la prassi? "Il medico di base individua il paziente adatto, poi spetta all’infettivologo validare la richiesta e, infine, sarà fissato un appuntamento in ospedale per l’infusione". Ancora non c’è una data ufficiale per la partenza: "La macchina organizzativa è complessa", spiega. Ma si parla ormai di pochi giorni: "Si è parlato in via ufficiosa del 12 di aprile – chiosa l’infettivologo –, ma speriamo si possa partire addirittura qualche giorno prima". Come detto, sono 47 i pazienti forlivesi (una dose è sufficiente per una persona) che potranno usufruirne, nella speranza di ridurre, per loro, il rischio di decessi.