Una spiaggia di Rimini
Una spiaggia di Rimini

Cesenatico (Forlì Cesena) - In riviera Adriatica tiene banco la sentenza del Consiglio di Stato che prevede l’applicazione nel 2024 della direttiva Bolkestein dell’Unione Europea per la messa al bando delle concessioni, incluse quelle sul demanio marittimo dove sono costruiti gli stabilimenti balneari. In un colpo solo, si cancella la proroga firmata sino al 2033 dal primo governo Conte e questo significa che in Emilia-Romagna e Marche andranno all’asta migliaia di concessioni (oltre duemila concessioni solo in Emilia Romagna) fra stabilimenti balneari, ristoranti, darsene, locali e altre attività.

"Noi a Portonovo da 50 anni: sarebbe follìa"

Simone Battistoni, presidente di Sib Confcommercio Emilia Romagna

Battistoni: "Questo è un autentico esproprio. Ma non molliamo sui nostri diritti"

Simone Battistoni, presidente dei balneari di Cesenatico e presidente di Sib Confcommercio Emilia Romagna, è fra gli imprenditori in prima linea per portare avanti la battaglia contro la sentenza.

Battistoni, che aria tira fra i bagnini?
"C’è molto sconforto, ma non ci arrendiamo, lottiamo contro quello che consideriamo a tutti gli effetti un esproprio, perché siamo da sempre coscienti di lavorare su un suolo pubblico, ma le nostre sono attività private costruite da noi".

In questi giorni si susseguono frenetici incontri, cosa state preparando in termini pratici?
"Chiediamo garanzie, d’accordo la trasparenza e la libera concorrenza, ma vogliamo certezze per i nostri diritti".

Questa partita si può giocare soltanto a livello nazionale, quali risposte avete avuto sinora dal Governo e dalle forze politiche?
"Ufficialmente ancora nulla, ma del resto è troppo presto, la sensazione è che a Roma non si rendono conto che senza regole adeguate, con la Bolkestein si butta via un patrimonio della nostra economia vincente, e contestualmente si fa il gioco di altri poteri; purtroppo ci sono parlamentari che non conoscono il tema, parlano e fanno proposte letteralmente fuori dal mondo".

Fra gli stabilimenti ce ne sono alcuni, incluso il suo, gestiti da oltre un secolo dalla stessa famiglia, può ancora avere un peso questo?
"Per noi romagnoli sì e non soltanto per i balneari, per alcuni giudici purtroppo no. Noi abbiamo un cuore, vogliamo bene al nostro mestiere, che coincide con le nostre famiglie e lo difendiamo con i denti e con le unghie. Tutti noi abbiamo studiato e lavorato sostenendoci con le nostre aziende, i nostri figli si sono diplomati al liceo e poi hanno proseguito gli studi e oggi lavorano con noi, arricchendo un sistema vincente per l’intera collettività. La forza delle aziende romagnole è la famiglia, questo vale per gli stabilimenti balneari, gli alberghi, i negozi e i ristoranti; spezzare questo meccanismo sarebbe un errore tragico, un colpo mortale al nostro sistema sociale ed economico che si basa sulla personalizzazione e la cura degli ospiti".

Presidente nazionale di Sib-Confcommercio, Antonio Capacchione

Capacchione: "Tutti uniti fino a Strasburgo. E il Governo deve essere con noi"

"Se salta la balneazione attrezzata salta l’Italia. La situazione diverrebbe caotica, esplosiva e le conseguenze sarebbero nefaste per il paese, il turismo e le economie. Siamo convinti di essere dalla parte della ragione e per questo determinati a ricorrere fino alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo". A renderlo noto, ieri, durante l’assemblea di Ancona, è stato il presidente nazionale di Sib-Confcommercio, Antonio Capacchione. È iniziata la battaglia legale del comparto balneare, deciso nell’impugnare la sentenza del Consiglio di Stato, con la quale è stata disapplicata la cosiddetta ‘legge Centinaio’ (la 145 del 2018) che garantiva agli operatori la proroga delle concessioni fino al 2033. Garantiva, appunto, perché con il recente provvedimento del Cds la scadenza avverrà con dieci anni di anticipo, a dicembre 2023. Poi i tratti di litorale verranno messi a gara.

All’incontro promosso da Confcommercio erano presenti i responsabili dei consorzi marchigiani, da Falconara a Civitanova, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli (tornato al lavoro in presenza ma collegato da remoto), l’assessore al Demanio Guido Castelli (in videoconferenza perché ancora positivo al Covid) e alcuni rappresentanti delle amministrazioni costiere. "La sentenza è scioccante e ingiusta – ha arringato Capacchione –. E non solo per i balneari, ma per tutti i pubblici esercizi che operano su un bene pubblico. Si sta delineando uno scenario capovolto e grave, dove i giudici legiferano e il Parlamento deve applicare quanto deciso dai giudici: uno schiaffo al Parlamento stesso, alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia. È impensabile organizzare gare serie, senza contenzioso, in 24 mesi. Ci è stato detto che così si applica il diritto europeo: non è vero. Per questo riteniamo sarà importante dare una risposta unitaria e coi balneari italiani ragioneremo su quali iniziative future intraprendere. Il paese ha bisogno di noi, della balneazione attrezzata e dei servizi correlati. Ci aspettiamo un’interlocuzione concreta con il Governo e la Commissione europea".

Per il direttore generale Confcommercio Marche, Massimiliano Polacco, "c’è un intero sistema che va difeso, che è apprezzato da italiani e stranieri. Ci stiamo muovendo, anche con la Regione Marche, per dare vita ad una forte azione di lobby a livello locale e nazionale per preservare un settore fondamentale per l’offerta turistica e ricreativa". Castelli e Acquaroli hanno dato manforte ai balneari dichiarandosi al loro fianco. "Cercheremo di trovare una soluzione di natura giuridica che possa essere la più adeguata, così da supportare una categoria che negli anni ha saputo dare ricchezza al nostro territorio", la voce del governatore. "La sentenza del Consiglio di Stato ci taglia le gambe – ha concluso il presidente regionale Sib-Confcommercio Romano Montagnoli –. Ma noi non ci arrenderemo e porteremo avanti una battaglia trasversale e sostenuta da tanti".