Bologna, 15 dicembre 2020 - Professor Stefano Zamagni, il balzo di Bologna fino al primato è notevole. Come commenta questo risultato?
"La performance di Bologna, anche all’interno di uno scenario triste come la pandemia, non deva sorprendere più di tanto. La città da anni si è caratterizzata per un forte capitale sociale di tipo bridging o inclusivo e una forte presenza di soggetti della società civile ed enti di terzo settore ben organizzati fra loro. Questa rete forte ha permesso di limitare quella vulnerabilità che è insita in ogni territorio se colpito da imprevisti endogeni. In questo caso, il primo posto per qualità di vita non è che la prova di un sistema capace di attutire il dramma sanitario e sociale della pandemia".

In pratica dove pensa che questa rete abbia agito in maniera più determinante?
"Il capitale sociale, inteso come rete di nessi fiduciari che si stabiliscono fra le persone che abitano la città e il territorio, ha offerto a parità di condizioni di crisi un sistema sanitario più forte e una gestione dei momenti più gravi migliore. A Bologna c’è una divisione orizzontale del lavoro ed è grazie a questa governance coinvolgente e a un forte senso di corresponsabilità che è seguito il primato".

Anche Parma, Forlì Cesena, Modena, Reggio Emilia e Ferrara hanno fatto passi avanti. Pensa che Bologna abbia sortito una specie di effetto domino in tal senso?
"Bologna è senz’altro emblematica, ma non dimentichiamoci di dove si trovi questa città. In una Emilia Romagna cooperante e integrata nelle sue provincie. La virtù è più contagiosa del vizio quando viene fatta conoscere. Significa che quando una realtà territoriale funziona, è molto probabile che possa sortire un effetto emulazione".

Come spiega allora la perdita di posizioni da parte di Rimini?
"Il ranking stilato dal Sole 24 Ore è basato su parametri quantitativi anche per quanto riguarda variabili di tipo patrimoniale e reddituale. È evidente che una pandemia come questa abbia colpito più duramente la capacità di generare reddito di città a trazione turistica come Rimini".

Per il futuro, come crede che la regione possa consolidare la propria posizione?
"È evidente che a bocce ferme l’Italia dovrà rivedere non poche cose del proprio sistema sanitario e sociale. Oggi troppo spesso viene applicato un modello organizzativo di tipo tayloristico. In Emilia Romagna buonsenso e lungimiranza hanno già avviato un processo di trasformazione verso un modello più olocratico. Sarà necessario mantenerlo. E soprattutto sfruttare quel legame fra conoscenza e produzione che in città come Bologna, Modena, Ferrara è impreziosito da un altissimo rapporto fra professionalità e popolazione".