Bologna, 7 febbraio 2021 – Un’altra settimana in zona gialla per tutte e tre le regioni che registrano complessivamente dati stabili o in calo sul fronte Covid, anche se l'indice Rt registra un lieve rialzo. Si conferma, comunque, la discesa della curva epidemica in Emilia-Romagna e Veneto e non ci sono dati allarmanti per il momento. Le Marche, però, sono state inserite nella fascia moderata e ci sono tre regioni a rischio elevato (Umbria, Puglia e Bolzano). Per questo la situazione potrebbe peggiorare.

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Il Direttore del Dipartimento di malattie infettive, Gianni Rezza, ha infatti segnalato che “in alcune regioni si registra la circolazione di alcune varianti virali, per cui è necessario prendere provvedimenti particolarmente restrittivi”. È sempre importante, quindi, non abbassare la guardia.

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La conferma del giallo nelle tre regioni è stata presa di buon grado da parte di tutti i governatori di Regione. "Premiati sforzi e sacrifici di queste settimane da parte di cittadini, attività economiche, comunità locali", ma "continuiamo a dimostrare responsabilità”, ha detto Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna. Visti i dati, Luca Zaia, presidente del Veneto, ha parlato dei presupposti per aprire gli impianti da sci. Invece, Francesco Acquaroli, riguardo la zona gialla delle Marche, chiede di mantenere alta la guardia: “I contagi non sono più in discesa, ma si sono stabilizzati, quindi dobbiamo essere attenti a non farli risalire. Sta a noi non giocarci questa grande opportunità”.

Entriamo nel dettaglio e visioniamo tutti i parametri, Regione per Regione, per avere un quadro più specifico della situazione.

Emilia-Romagna

Tutti stabili i parametri sanitari dell’Emilia-Romagna e nessuno va al di sopra delle soglie di criticità. Solo l’indice Rt è leggermente cresciuto, passando da 0.77 a 0.83. Quello nazionale è stabile a 0.84. Dopo il picco registrato nella prima settimana di gennaio, comunque, il calo e continuo e progressivo da tre settimane consecutive.

Dal 25 al 31 gennaio in regione si sono registrati 7.671 nuovi contagi da Coronavirus, più o meno come la settimana precedente con 7.650. Stesso discorso per l’incidenza settimanale (quanti contagiati ci sono ogni 100mila abitanti) che rimane a 171, di poco sopra quella nazionale che è a 130.

Continua anche la discesa delle percentuali di occupazione ospedaliera, che rimangono sotto le soglie del 40%. Al 5 febbraio, le terapie intensive sono al 24%, un punto percentuale in meno sulla media nazionale e quattro in meno rispetto alla settimana prima. Gli altri reparti Covid sono occupati al 32%, in calo dal 37% mentre l’occupazione in Italia è al 31%.

Invariate anche le valutazioni da parte del Ministero della Salute, che rimangono basse, sia la valutazione di impatto (che valuta le percentuali di occupazione dei posti letto), sia la classificazione complessiva di rischio così come quella sulla probabilità di diffusione del virus (che misura l’aumento dei casi, dell’indice Rt e del numero di focolai).





Confermato il giallo anche per questa settimana. Il leggero aumento dell’Rt potrebbe però essere un campanello d’allarme, se accompagnato da un rialzamento degli altri valori. Per verificarlo dovremo aspettare il prossimo monitoraggio.
 

Marche

Le Marche hanno all’incirca la stessa situazione della settimana scorsa. È sempre alta la valutazione d’impatto sull’occupazione ospedaliera dei posti letto. Un dato che non è cambiato nelle ultime cinque settimane. I dati, però, sono sopra le soglie solo di poco. Le terapie intensive sono passate dal 31% al 32% quando la soglia per essere gialli è il 30% e la media nazionale è al 25%. I reparti Covid non critici hanno registrato una diminuzione dal 47% al 45% (la soglia di allerta è sopra il 40%).

La valutazione complessiva di rischio, che calcola la probabilità di diffusione dell’epidemia, rimane moderata, anche perché l’indice Rt è salito, passando da 0.88 a 0.95. Il Ministero della Salute ha segnalato che sono cinque le regioni che riportano il valore medio attorno all’1: Marche, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Toscana.

La valutazione di probabilità di diffusione, però, che guarda sia all’Rt sia all’aumento dei casi settimanali, continua a rimanere bassa. Questo perché si sono registrati 2.346 nuovi casi settimanali, a fronte dei 2.487 della settimana dal 18 al 24 gennaio, ma anche perché continua a scendere l’incidenza settimanale. Da 164 ora si ha 155, un dato molto vicino alla media nazionale di 130.

Se le Marche erano diventate gialle la settimana scorsa, nonostante avessero qualche allerta, ora hanno dati in linea con il colore che gli è stato assegnato. Il punto su cui focalizzarsi è continuare su questa strada.
 


Veneto

Il Veneto continua a ‘giocare al ribasso’ e i dati del monitoraggio n.38 della settimana dal 25 al 31 gennaio lo certificano.

Molto bene l’incidenza settimanale, che dopo gli allarmi tra dicembre e gennaio, ora è sotto la media nazionale. È infatti calata da 156 a 113 (in Italia è 130). I nuovi casi di Covid sono stati 5.518, meno dell’Emilia-Romagna e meno della settimana precedente, che erano stati 7.658.

Discesa anche per l’occupazione dei posti letto. Le terapie intensive al 5 febbraio registrano un’occupazione del 17% (26% la settimana prima), gli altri reparti Covid scendono da 28% a 20%. Percentuali sotto la media nazionale, rispettivamente a 25% e 31%.

Tutte basse le valutazioni di rischio, diffusione e impatto. L’unico dato che stona un po’ è l’indice Rt, che sale da 0.61 a 0.63. Una variazione comunque minima, se si pensa che l’Rt nazionale è a 0.84.

Come le altre due regioni, anche il Veneto rimane giallo. Una conferma festeggiata dal governatore Luca Zaia. Visto l’andamento e salvo improvvise ricadute, pare che l’arancione per un po’ non si rivedrà.