Un gruppo di candidati davanti all'Astronave di Pesaro
Un gruppo di candidati davanti all'Astronave di Pesaro

Pesaro, 3 febbraio 2021 - Atteso da molti come l’ultimo treno per Yuma, è partito ieri mattina il maxi-concorso per operatori sanitari che coinvolge l’Asur, l’Inrca, gli ospedali Marche Nord e di Torrette. Settemila e 727 gli iscritti che, divisi in quattro turni, fino ad oggi pomeriggio si misureranno con la prova scritta. Ieri, dopo l’apertura dei cancelli alle 9.27 spaccate, il lungo serpentone di candidati ha salito le scale per essere inghiottito nella pancia dell’Astronave. Ai check-point d’ingresso hanno consegnato il modulo d’iscrizione e scoperto la fronte per la misurazione della temperatura. Alcuni hanno fatto una lunga trasferta per esserci. C’è chi è arrivato da Torino o da Chieti, ma la maggioranza viene dalle Marche. Quasi tutti hanno già un’occupazione, sono qui solo per ottenere l’agognato "posto fisso", merce rara di questi tempi.

"Lavoro da due anni con una cooperativa che ha un appalto in una residenza per malati psichiatrici – racconta Massimo Baldoni, 44 anni di Camerino – ma non è ciò per cui mi sono formato. Sono stato impiegato per anni in un tour operator, ma il lavoro è calato e ho dovuto riconvertirmi prima come addetto in una pompa di benzina, e poi nel settore socio-sanitario che non era il mio. Ho un contratto a tempo indeterminato, ma punto a condizioni migliori nel pubblico, sia sotto il profilo economico che previdenziale".

Parlando con questi operatori emerge uno spaccato non proprio edificante del mercato del lavoro, che sembra poter offrire solo precarietà e contratti a termine. Come quelli offerti a due maceratesi, Maria Rosaria De Rosa, 55 anni, e Francesca Caradonna, 41 anni, attualmente impiegate in un reparto Covid dell’ospedale cittadino. "Con questo concorso spero di ottenere una occupazione più stabile – conferma la De Rosa - Ho stipulato un paio di contratti a termine nel pubblico, ma ho lavorato a lungo nel privato, anche nelle famiglie. Purtroppo le strutture non fanno più assunzioni dirette e allora bisogna aspettare il maxi-concorso che arriva di solito ogni otto-dieci anni".

Anche per Francesca Caradonna, 41 anni, ritiene che non si potesse mancare questa occasione. "Alle spalle ho 16 anni di esperienza nella struttura pubblica, ma con un’altra mansione e avevo i requisiti per la stabilizzazione, ma all’ospedale di Parma. Ho dovuto rinunciare, non me la sentivo di lasciare due figli e la casa". "Stabilità" e "certezza" sono le parole che ricorrono più spesso. Sia che si abbia vent’anni, come Farahe Bin Ibba di Atessa (Chieti), al suo primo concorso. Sia quando gli anni sono quaranta, o anche cinquanta, e sono appuntati come medaglie sul petto dei sette operatori di una casa di riposo di Jesi.

Maria Antonietta Antonino , 48 anni, parla per tutti: "Il posto pubblico significa contributi pensionistici più alti, così come le retribuzioni, minimo sono 2-300 euro in più. E poi puoi cambiare mansione, andare a lavorare negli ambulatori, negli uffici, nei reparti. Non sei inchiodato in corsia, e c’è una bella differenza".