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9 ott 2020

Coronavirus Emilia Romagna, Bonaccini avverte. "Maggiori restrizioni se contagi aumentano"

Il presidente della Regione scrive alla Lamorgese: "Attivare i controlli". Su Ricciardi: “Qualche Regione ha dormito? Parole fuori luogo”

Bologna - 20/01/2016 - il presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini partecipa alla inaugurazione del nuovo CAAB Centro AgroAlimentare di Bologna (Photo by Roberto Serra / Iguana Press)
Coronavirus, Bonaccini: "Se il contagio aumenta, possibili maggiori restrizioni" (Serra)

Bologna, 9 ottobre 2020 – La seconda ondata dell'emergenza Covid è in atto e Stefano Bonaccini non ci gira troppo intorno: “Se il contagio aumenterà e troveremo situazioni più preoccupanti si dovrà essere pronti a eventuali maggiori restrizioni”. “Tutto dipende dai comportamenti che ognuno di noi adotta e dai controlli messi in campo”, puntualizza a 24Mattino su Radio 24.

Prima di introdurre nuovi limiti, insomma, occorre fare rispettare quelli che già ci sono. Di qui la lettera indirizzata al ministro Lamorgese "per chiedere come presidenti di Regione che nei territori sia garantita l'attivazione dei controlli anche da parte delle Forze dell'ordine. E' evidente che le tante misure che prendiamo devono avere anche una forma di controllo per evitare di interrompere tutto". Il tema del trasporto pubblico, ricorda poi il governatore Pd, "è tornato d'attualità perché abbiamo deciso in maniera sacrosanta di riaprire le scuole in questo paese".

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Ad ogni modo, “un nuovo lockdown generalizzato il Paese non se lo può permettere", chiarisce il presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni.

Quanto a una eventuale chiusura dei confini regionali, in caso di necessità, Bonaccini spiega che "con i 'se' e i 'ma' si riempiono le trasmissioni televisive e radiofoniche ma non si risolvono i problemi. Di fronte a possibili ricadute o meno ne discuteremo assieme come abbiamo sempre fatto".

Poi il governatore commenta le parole di Walter Ricciardi, consigliere del ministro Speranza e professore ordinario di Igiene all'Università Cattolica, secondo il quale qualche Regione avrebbe “dormito” in questi mesi sull'emergenza Covid. “Ricciardi non ha competenze istituzionali, e penso che qualche parola sia stata utilizzata fuori luogo”, replica Bonaccini.

Il quale, a proposito di strategia dell'Esecutivo, insiste. “Io non so cosa rallenti o non rallenti” il ministro dell'Economia, “io penso, lo dico da settimane e la stessa cosa ha detto il segretario Pd Zingaretti, che il Mes sarebbe lo strumento che investendo le risorse con unica condizionalità, quella di spesa per la sanità pubblica, permetterebbe di investire su ospedali, sulla medicina territoriale, su quella domiciliare””. “Questo è un Paese che ha una sanità pubblica che va irrobustita: è il motivo per cui, se non ora quando, dovremmo utilizzare i 36 miliardi del Mes. Potrebbero essere messi a disposizione subito”. “E' un Paese con sanità pubblica che non è tutta omogenea e per questo bisognerà investirci di più, sempre di più”, con un controllo di spesa attenta: “Quando chiedi un euro in più allo Stato, devi un minuto dopo essere in grado di rendicontare come li hai spesi”.

Nessuno scontro tra Regioni e Governo, comunque, nessun rischio di rottura. "Se saremo tutti responsabili e faremo come abbiamo fatto nella prima fase, la più drammatica – afferma il presidente -. Non vedo questi rischi".

"Quando le centinaia di ordinanze delle Regioni e delle province autonome, di un Paese molto differente tra sé, sono risultate, nel 98% dei casi, conformi alle decine di decreti emanati dal Governo già questo testimonia la bontà del lavoro comune che abbiamo fatto – sottolinea Bonaccini -. Un conto sono le parole, un altro i fatti".

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