Coronavirus, altri 18 morti nelle Marche (FotoCastellani d'archivio)
Coronavirus, altri 18 morti nelle Marche (FotoCastellani d'archivio)

Ancona, 6 aprile 2020 - Altri 18 morti e una nuova crescita del numero dei contagi da Coronavirus nelle Marche : 150 nelle ultime 24 ore, il 22,5% rispetto ai 667 campioni processati. Si tratta del terzo giorno consecutivo di crescita dei positivi, che sono diventati 4.614 in tutta la regione, il 28,9% rispetto ai 15.919 test effettuati dall'inizio della crisi. I dati sono stati diffusi questa mattina dal Gores, il gruppo operativo che sta gestendo l'emergenza sanitaria nelle Marche.

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I contagi si distribuiscono così a livello provinciale: 1.919 a Pesaro e Urbino (66 in più di ieri), 1.401 ad Ancona (45 in più), 639 a Macerata (25 in più), 312 a Fermo (4 in più), 235 ad Ascoli Piceno.

Per quanto riguarda i decessi, 8 si sono verificati nel Pesarese, 6 nell'Anconetano, 3 nel Maceratese e uno nel Fermano. Il conto complessivo delle vittime sale a 630. L'età media è di 79,4 anni.

I ricoverati in terapia intensiva sono 140, mentre i dimessi e guariti sono complessivamente 296.

Mascherine

Mascherine obbligatorie per chi esce di casa? Anche nelle Marche, come già avvenuto in altre regioni italiane come Lombardia e Toscana, il governatore Luca Ceriscioli sta cercando di capire se possa essere la strada giusta da intraprendere per arginare la diffusione dei contagi, che comunque le misure di distanziamento sociale stanno già contenendo. Ma forse c’è ancora qualcosa che si può fare.

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"Ho chiesto al Gores – afferma il presidente – di verificare l’opportunità di rendere obbligatorio l’uso delle mascherine all’esterno delle abitazioni: il tavolo tecnico dovrà valutare se questa iniziativa ha una fondatezza scientifica. Mi diranno loro se e come fare". L’eventuale ordinanza, in linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sarà al centro di un incontro che vedrà seduti allo stesso tavolo il presidente e i componenti del gruppo operativo che segue l’emergenza sanitaria nelle Marche. E presto pare verrà emessa. 

"Come ho sempre fatto finora - ha spiegato il governatore - intendo prendere decisioni avendo un supporto e un parere scientifico". Qualora questo parere fosse positivo, però, resta un problema non secondario: dove recuperare le mascherine, introvabili ormai ovunque. "Non abbiamo al momento mascherine da distribuire ai marchigiani – confessa Ceriscioli – ma un’alternativa potrebbe essere quella di coprire naso e bocca “con sciarpe e foulard”".

"Il ruolo di ognuno di noi, come punto di riferimento delle nostre comunità, è di dire ai cittadini di non adagiarsi su una situazione che sembra avere toccato il picco massimo". Lo ha detto il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli ai consiglieri regionali riuniti in seduta telematica, invitandoli a farlo "per non tornare indietro". "Oggi ho chiesto al Gores (Gruppo Operativo Regionale Emergenza Sanitaria) di valutare un provvedimento che altre Regioni hanno preso ieri per un uso più diffuso delle mascherine o quanto meno di un fazzoletto o foulard per proteggere naso e bocca - ha aggiunto -. I tecnici stanno preparando la loro relazione, quando sarà pronta faremo una nuova ordinanza per confermare l'opera di contenimento della pandemia e per rafforzare il messaggio che non possiamo abbassare le difese, bisogna continuare a lottare per non tornare indietro".

La fornitura di dispositivi di protezione individuale (Dpi) "è stato uno dei più grossi problemi che abbiamo avuto". Ha detto ancora il presidente della
Regione Marche Luca Ceriscioli durante la seduta telematica del Consiglio regionale, sottolineando che si tratta di un tema "non solo sanitario, ma che riguarda anche la ripresa delle attività economiche. Difficilmente potranno riaprire le aziende senza dispositivi per i lavoratori".

Sul fronte sanitario, "c'era stato un impegno della Protezione civile nazionale e del commissario Arcuri per fornirli ad ogni Regione sulla base della necessità, ma è stato uno dei più grossi problemi che abbiamo avuto. Sembra paradossale in un Paese tecnologicamente avanzato, ma mascherine, calzari, copricapo, calzari non venivano più prodotti in Italia".

Durante la pandemia poi ci sono stati "atteggiamenti gravi" da parte di altri Paesi, ma anche l'Italia ha requisito questo materiale, "seguendo lo stesso principio". "Oggi è stato risolto il problema delle mascherine - ha aggiunto -, non ancora quello dei camici". Intanto "l'Università Politecnica delle Marche ha dato disponibilità ad attivare un laboratorio per la certificazione dei Dpi".