Ancona, 5 marzo 2020 - Emergenza Coronavirus, nelle Marche sono quattro le vittime e 124 i casi postitivi, portando a 413 il totale degli infettati nelle Marche. Lo riportano i dati trasmessi questa mattina dal Gores. In totale sono stati effettuati 413 campioni (sono quindi circa un quarto del totale i test positivi).

I casi positivi nella provincia di Pesaro Urbino sono 100, nella provincia di Ancona sono 19, nella provincia di Macerata sono 2 e nella provincia di Fermo sono 3. Sono 19 i pazienti ricoverati in terapia intensiva. mentre 57 pazienti sono ricoverati nei reparti di malattie infettive. I pazienti più gravi si trovano nelle strutture di Pesaro (5), Fano (7), Torrette (2), Fermo (2), San Benedetto del Tronto (1), Civitanova (1) e Urbino (1). 

Le persone in isolamento domiciliare sono 704, di cui 643 asintomatici e 61 sintomatici.

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Delle ultime due ultime vittime si è avuto notizia ieri mattina. Si tratta di un fanese di 76 anni e di un anconetano di 85. Il primo era entrato al pronto soccorso per infarto con scompenso cardiaco e insufficienza renale cronica, dializzato. L'altra vittima di Ancona, affetto da patologie pregresse, era ricoverato all'Inrca di Ancona. Per la prima volta c'è un caso positivo a Fermo.

Nel pomeriggio di ieri l'annuncio del premier Conte: chiusura in tutta Italia delle scuole e delle università fino al 15 marzo: una decisione che comprende, ovviamente, anche il territorio delle Marche. "Il governo ha allungato fino al 15 marzo la chiusura delle scuole e io non posso che essere d'accordo. Le scelte fatte più volte nell'ultima settimana hanno ancor più senso". Così il governatore delle Marche Ceriscioli, protagonista dello scontro con il governo sulla chiusura delle scuole (leggi qui l'intervista integrale): "Non ho sassolini da togliermi dalle scarpe. L'importante è che sia passata una scelta a favore dei cittadini". "Il contenimento del virus era necessario fin dall'inizio. Si chiama prevenzione, è l'unico modo per gestire l'epidemia", rileva Ceriscioli. 

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"Niente messe in provincia di Pesaro Urbino"

La Cei "chiede che, durante la settimana, non ci sia la celebrazione delle Sante Messe" nelle tre regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) e in alcune province (Savona,  Pesaro e Urbino). Lo scrive in una nota la Conferenza episcopale italiana, alla luce del confronto con il governo e del nuovo decreto della Presidenza del Consiglio, finalizzato a definire in modo unitario il quadro degli interventi per arginare il rischio del contagio del coronavirus ed evitare il sovraccarico del sistema sanitario.
Il testo "conferma - scrive la Cei - le misure restrittive emanate lo scorso 1 marzo - e destinate a restare in vigore fino a domenica 8 marzo inclusa - con le quali in tre regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) e in alcune province (Savona, Pesaro e Urbino) sono state stabilite limitazioni anche per i luoghi di culto, la cui apertura richiede l'adozione di misure tali da evitare assembramenti di persone".

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I comportamenti da seguire