Coronavirus, nelle Marche aumentano i contagi (Foto Ravaglia)
Coronavirus, nelle Marche aumentano i contagi (Foto Ravaglia)

Ancona, 10 marzo 2020 - Per le Marche quello di ieri è stato il giorno più tragico dall’inizio dell’emergenza per il coronavirus: i morti sono stati ben sette, tutti cittadini della provincia di Pesaro e Urbino, pensionati e quasi tutti di età superiore agli 80 anni. E oggi si aggiungono altri 6 decessi: le vittime sono un 94enne della provincia di Pesaro e Urbino, tre uomini deceduti a Senigallia, provenienti dalla provincia di Pesaro, di 67, 84 e 85 anni, una donna di 83 anni deceduta a Fermo, proveniente dalla provincia di Macerata e di un uomo di 81 anni deceduto a San Benedetto, proveniente dalla provincia di Ancona.

Il bilancio, ora, è di 18 morti. Il Gores (Gruppo operativo regionale per l’emergenza sanitaria) e le autorità sanitarie hanno tenuto a ribadire il fatto che la maggior parte dei pazienti avesse diverse patologie pregresse.

Oggi è stata anche confermata la positività per 71 tamponi. I casi complessivi sono così saliti da 323 a 396. In provincia di Ancona i casi salgono a 81 (18 in più di ieri), in provincia di Pesaro e Urbino sono 296 (50 in più di ieri), 11 nel Maceratese (due in più di ieri), 6 nel Fermano (uno in più di ieri) e nessuno nell’Ascolano. Per far fronte all’emergenza epidemiologica Covid 19, la Giunta delle Marche ha approvato un piano regionale specifico che mette a disposizione "oltre 400 posti letto, tra già disponibili e nuovi dedicati, divisi tra terapie intensive, semi intensive, degenze specialistiche e post critici”.

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Le strutture, individuate dai direttori generali degli Enti Ssr, consentiranno di “ampliare la dotazione di posti letto dedicati di terapia Intensiva e semintensiva e di ampliare la dotazione dei posti letto di malattie infettive e di altri reparti internistici. Per i positivi "sono stati ampliati e dedicati i reparti presso strutture negli ospedali di Camerino, Fermo, San Benedetto, Ascoli Piceno, Fossombrone, Chiaravalle, Aou Ospedali Riuniti di Ancona, Inrca e Marche Nord”. Quanto alle strutture "post critiche", per chi ha superato la fase acuta, il piano individua “due strutture in Asur (Fossombrone e Chiaravalle), una agli Ospedali riuniti di Ancona, una presso Inrca-Fermo”.

"Continuiamo a lavorare perché tutto il sistema sanitario delle Marche si troverà molto probabilmente impegnato con la fase finale e più difficile del virus, quella della terapia intensiva e del ricovero", dice il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, presentando il piano di ristrutturazione del servizio sanitario regionale. "E' importante comprendere quello che sta accadendo - aggiunge - e la politica attuerà ciò che la sanità chiede: è così dal primo giorno".

Un riferimento diretto "alle ordinanze per limitare il contagio, alle risorse per la sanità aumentate, fino a questo atto di riorganizzazione". "In emergenza straordinaria lavoriamo per step e intanto prevediamo quello che servirà dopo", ha sottolineato Ceriscioli, ricordando "che è importante, da parte di tutti, prima di tutto, la prevenzione". "La nostra impostazione, come istituzione, è di lavorare ogni volta per la misura successiva sperando che non serva - ha concluso il presidente della Regione Marche -, ma preparandoci al peggio, sempre un passo avanti alla malattia".

Da oggi, intanto, scattano nelle Marche come in tutta la Penisola i divieti e i limiti negli spostamenti, come previsto dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri, e si faranno più stringenti anche tutti i vincoli che riguardano soprattutto la vita di società e il divertimento: vietati gli assembramenti, anche all’aperto, i negozi dovranno far rispettare la distanza di un metro tra i clienti, i supermercati e i centri commerciali saranno chiusi nei weekend; bloccati tutti gli impianti di sci, le palestre e le manifestazioni sportive.

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Quarantena per chi è arrivato nelle Marche dalle zone di contagio

È stata pubblicata questa mattina l’ordinanza numero 4 del presidente della Regione Marche, illustrata nel corso della cabina di regia che si è tenuta ieri pomeriggio. Il provvedimento prevede che tutte le persone provenienti dalle zone di contagio previste nel Dpcm 8 marzo 2020 (dalla Regione Lombardia e dalle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Venezia, Padova, Treviso, Asti e Alessandria), che hanno fatto ingresso nella regione Marche a partire dal 7 marzo 2020 (esclusi spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o spostamenti per motivi di salute), devono comunicare il loro ingresso al medico di medicina generale o all’operatore di sanità pubblica del servizio territorialmente competente.

L’ordinanza prevede, per gli stessi soggetti, l’osservanza della misura della permanenza domiciliare, con isolamento fiduciario, da mantenere per 14 giorni. Inoltre, al fine di evitare in maniera più efficace il rischio di contagio per la popolazione anziana, per le persone disabili e per quelle con problemi di salute mentale è obbligatoria, a partire dal’11 marzo e fino al 3 aprile, la sospensione dell’attività dei rispettivi centri semi residenziali e diurni su tutto il territorio regionale, incentivando, dove possibile, percorsi di domiciliarità e servizi di prossimità.

Nel pomeriggio il governatore ha emanato due nuove ordinanze (la numero 5 e la numero 6), per ribadire e specificare con il massimo della chiarezza due importanti misure di contenimento della diffusione del Coronavirus all’interno della regione. Con l’ordinanza numero 5 si ribadisce che sono consentiti gli spostamenti delle persone motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o per motivi di salute, così come previsto dall’art. 1 comma 1 del DPCM 8 marzo 2020.

L’ordinanza numero 6 specifica che le persone provenienti dalla provincia di Pesaro e Urbino che prima dell’emanazione del DPCM 8 marzo 2020 si sono spostate verso le altre province marchigiane hanno l’obbligo di comunicare tale circostanza al proprio medico di medicina generale o all’operatore di sanità pubblica del servizio di sanità pubblica territorialmente competente, di osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario per 14 giorni, il divieto di spostamenti e viaggi, di rimanere raggiungibili per ogni eventuale attività di sorveglianza e, in caso di comparsa di sintomi, di avvertire immediatamente il medico di medicina generale o l’operatore di sanità pubblica territorialmente competente.

Coronavirus, in forse le elezioni regionali: ipotesi voto in autunno

Le elezioni amministrative (comunali e regionali) che dovevano tenersi a metà maggio (una data ufficiale ancora non c’era, in realtà), slitteranno. Forse, è l’ipotesi più prudenziale, a giugno; forse, è l’ipotesi più pessimistica, a ottobre.

La data non era ancora decisa ufficialmente, ma da fonti governative si sapeva essere compresa tra il 17 maggio (primo turno) e il 31 maggio (secondo turno). Quando dovrebbero andare al voto 1.050 comuni italiani, tra cui 14 capoluoghi di provincia e quattro di regione (test più attesi Venezia, Arezzo, Trento, Bolzano, Reggio Calabria). L’idea era di accorpare le sei elezioni regionali, tra cui quelle marchigiane, con il primo turno dei comuni sopra i 15 mila abitanti che prevedono, a differenza dei comuni sotto i 15 mila, il doppio turno e di tenere il referendum il 17 maggio o il 31 (ballottaggi). Il problema è che le elezioni, per tenersi a metà maggio, vanno indette almeno entro il 15 aprile, dal Viminale, per poter procedere al deposito delle liste e dei simboli elettorali, ma per quella data il governo non prevede affatto che l’emergenza nazionale da Covid 19 sia finita, anzi. Le soluzioni, a questo punto, sono due: un rinvio tecnico di poco più di un mese, cioè a giugno (il che vuol dire che le liste vanno chiuse per il 15 maggio), oppure – ed è, paradossalmente, l’ipotesi più probabile – a metà ottobre (coi termini di legge spostati al 15 settembre).

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