Bologna, 22 novembre 2020 - "Il Coronavirus colpisce la fragilità" ci ha detto l’altro giorno Andra Cossarizza, immunologo e docente di Unimore. C’era di mezzo una povera ragazza reggiana, Martina Bonaretti, stroncata a 21 anni dal morbo maledetto. Martina abitava a Luzzara, era dolcissima: è stata finora la più giovane vittima dell’Emilia Romagna, una delle più giovani d’Italia.

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Di fronte a queste tragedie ci si domanda: ma allora si può morire di Covid anche a quell’età? Cos’è la fragilità? Ci rassicura o ci fa venire l’ansia leggere nei freddi bollettini ufficiali ‘pazienti con patologie pregresse’? Che patologie pregresse aveva Martina, oppure perché ha rischiato la vita Mattia, colui che avevamo erroneamente definito il paziente 1 d’Italia, a Codogno, in febbraio, due settimane in terapia intensiva, 38 anni, un atleta? Però Martina aveva dei chili di troppo e ci dicono che il peso influisca: e Mattia era reduce da una maratona e forse dopo una simile faticaccia si può diventare fragili se becchi il virus.

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In questa pagina vi sveliamo i numeri reali delle persone dell’Emilia Romagna che hanno incontrato nel loro cammino il Coronavirus: chi purtroppo non ce l’ha fatta, chi è stato ricoverato in ospedale, chi ha dovuto lottare in terapia intensiva, magari intubato. E’ la prima volta che riusciamo a darvi questi dati in modo analitico, per fasce d’età, non le medie. Non dimenticatevi mai, che dietro a queste elenco infinito, c’è della ‘carne’, ognuno di questi numeri ha una storia, un volto, una battaglia, una sofferenza, una vittoria, una sconfitta.

C’è la faccia di Martina, giovane angelo, ma c’è anche (esempio) il volto di Nicolò Mantani ,un ragazzo di 32 anni di Rimini che è stato 40 giorni in terapia intensiva. Intubato. Ce l’ha fatta, ha vinto. "Mai avuto problemi di salute prima – ha raccontato un mese fa alla nostra Grazia Buscaglia – Io ho visto l’inferno, dovete fare attenzione". 

Dobbiamo fare attenzione. Ma chi? Gli anziani, certo: ce lo dicono da tempo. Ma i giovani? Stanno davvero crescendo i giovani che si contagiano e stanno male, dannatamente male? Fermiamoci un attimo e non vediamola troppo brutta: intanto il Ministero della Salute ci conferma che l’età media delle vittime italiane è superiore agli 80 anni e che i deceduti stessi avevano in media 3,5 patologie a testa. Poi, studiando anche la tabella, emerge comunque che le vittime over 70 continuano a rappresentare la stragrande maggioranza dei casi, così come i ricoveri e i numeri di chi finisce in terapia intensiva, anche se in misura inferiore. Resta il fatto che tante persone che nella nostra regione hanno combattuto coi denti contro il virus i in questi mesi, non avevano solo 70, 80 o 90 anni, ma anche 30, 40 o 50.

Dai 20 ai 39 anni, oltre 700 hanno lottato in ospedale, 28 di loro in terapia intensiva e purtroppo 14 sono morti. Percentuale bassissima, va sottolineato, rispetto al numero dei contagiati di quell’età (23mila circa). Ma che il virus stia colpendo anche i più giovani è ormai riconosciuto da un po’ tutti.

Da 0 a 49 anni, le vittime sono 41, i ricoverati quasi duemila, quelli in terapia intensiva oltre cento.

E nella fascia d’età fra i 40 e i 59 anni, tremila emiliano romagnoli sono stati ricoverati, 270 sono finiti in terapia intensiva. Parliamo di persone che sono state in pericolo di vita: 166 non ce l’hanno fatta.

Fra la prima e la seconda ondata, per analizzare nel modo giusto questi dati, ci sono alcune differenze. Nella prima ondata, avendo una conoscenza minore del virus, si portava più o meno subito in ospedale chi cominciava a stare male. Da settembre, invece, si comincia a curare di più da casa ma può accadere che dopo i primi giorni di relativa tranquillità, il virus cominci a mordere, e forte. È successo al presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, 53 anni: partenza soft, poi la polmonite e dopo sette giorni si è resa necessaria anche una notte in ospedale, poi per fortuna tutto è passato e sta passando.

Ma oggi, lo vediamo dai dati, ce lo dicono gli esperti, il pericolo per i 40enni e i 50enni non è più solo quello di poter trasmettere il virus ai propri genitori. Rischiano, ahinoi, di mettere a repentaglio le loro stesse vite.