Forlì, 13 gennaio 2021 - "L’obesità e anche il semplice sovrappeso, sono un fattore di rischio importante nei pazienti contagiati dal virus. Lo dicono gli studi più recenti, come quello presentato in anteprima dall’Università di Bologna". Il dottore Dario Bettini, dell’equipe di Chirurgia Endocrina dell’ospedale di Forlì, diretta dal dottor Alberto Zaccaroni, si occupa dal 2008 di chirurgia bariatrica, cioé relativa a pazienti affetti da obesità; conosce bene le problematiche di tali persone.

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Dottor Bettini, cosa accade nelle persone molto grasse colpite dal Covid?
"Il paziente ha già di suo difficoltà respiratorie, perché il grasso che si accumula attorno all’addome ostacola il movimento del diaframma e comprime la parte inferiore dei polmoni. Inoltre nell’obesità è più frequente che si producano trombi, che come sappiamo vengono provocati dal virus. Insomma, la comparsa del Covid interviene in un quadro già deficitario".

Con quali risultati?
"In base ai risultati della ricerca di Unibo, rispetto a un normopeso, l’obeso ha una probabilità di 2 volte e mezzo maggiore di essere ricoverato, di 5 volte di finire in terapia intensiva e oltre il doppio di morire. Poiché l’obesità è graduata, più aumenta l’indice di grasso corporeo, più crescono i rischi".

Secondo l’Istituto superiore di sanità, l’obesità è una delle cause più frequenti di comorbilità nei deceduti per coronavirus.
"Sì, fra l’altro l’obesità spesso si accompagna a ipertensione, diabete e a un sistema immunitario meno efficiente".

Il fenomeno è molto avvertito anche nel nostro territorio?
"I dati ufficiali indicano che il 41% dei forlivesi è sovrappeso o obeso. Fra i bambini italiani la percentuale è molto alta, attorno al 35%".

Quali sono le cause?
"Esistono fattori genetici e legati alla nutrizione, agli stili di vita, la sedentarietà. Ma ci sono anche altri motivi ambientali, che restano sconosciuti. Ravenna, per esempio ha una percentuale più alta del 5% rispetto a Forlì".

Quanti interventi fate per curare queste persone?
"In media una cinquantina l’anno, nel 2020 siamo riusciti a rispettare questo volume. Il problema è che molti pazienti tendono a ritardare l’operazione, con esiti negativi. Manca ancora la sensibilità di considerare l’obesità come una malattia grave, che provoca quasi 60mila morti l’anno in Italia. Va bene la prevenzione, ma si deve anche intervenire chirurgicamente".

Lei nel 2019 ha collaborato al progetto teatrale ’Ciccioni’, che ha portato in scena il dramma di queste persone. "Sì, incontrano grandi problemi psicologici, perché ’condannati’ da tutti".
Il lockdown come ha inciso?
"Ha aumentato l’ansia e le cattive abitudini alimentari indotte dallo stress".

È possibile lanciare un messaggio positivo, nonostante lo scenario preoccupante?
"Innanzitutto i dati ci dicono che non bisogna essere per forza di peso normale per sopravvivere al Covid. E che basta una perdita di appena il 5% della propria massa perché la salute ne benefici. Infine raccomando a chi è sovrappeso di osservare tutte le misure precauzionali riservate alle persone fragili, come i malati di tumore".