Bologna, 1 dicembre 2020 -  Lo scorso fine settimana Bologna ha pianto la sua prima vittima fra gli operatori sanitari per colpa del Covid. Era un infermiere, si chiamava Sergio Bonazzi, aveva 59 anni, era una colonna del Sant’Orsola: sono 50, ci ricordano oggi le associazioni di categoria, gli infermieri caduti sul lavoro per colpa della pandemia. E una settimana fa i medici erano più di 200. Una strage, insomma.

Il virus nella stragrande maggioranza dei casi ha colpito senza, per fortuna, uccidere. Sono impressionanti i dati: sono infatti quasi 70mila gli operatori sanitari italiani che in questo tremendo 2020 hanno dovuto fare i conti personalmente con il morbo. Nell’ultimo mese più di 23mila.

E in Emilia Romagna ci sono 2684 casi che si sono registrati negli ultimi 30 giorni. Tenete conto che l’esercito anti Covid in regione è composto da 31.372 angeli delle corsie.E nelle Marche, invece, sono 607 gli operatori sanitari attualmente in quarantena: 252 solo in provincia di Ancona.

L'ultimo bollettino Covid dell'Emilia Romagna e delle Marche

Ovviamente tutto ciò comporta una miriade di problemi, anche per la tenuta del servizio sanitario. Perchè anche chi resta asintomatico non può ovviamente lavorare e come ben sappiamo c’è bisogno come il pane, in questo periodo, di medici, infermieri, Oss e operatori vari, possibilmente anche qualificati.

Se all’inizio della pandemia molti si sono ammalati anche perchè in certi presidi mancavano le potezioni basilari, oggi questo problema non dovrebbe più esserci, eppure il personale sanitario continua a infettarsi moltissimo. Più di mille infermieri (esempio) sono out in questo periodo da Piacenza a Rimini.
 

Per qualcuno non è colpa di nessuno: stare in prima linea comporta anche correre determinati rischi. Daniele Bedetti della Segreteria Nazionale SiCambiaCon non è d’accordo e va all’attacco: "Siamo molto preoccupati di come gli operatori dei nostri ospedali pubblici e privati vengano ancora oggi fatti lavorare in condizioni che non garantiscono la propria sicurezza e quella dei pazienti. I numeri del crescente contagio tra gli operatori la dice lunga sull’inadeguatezza che ancora oggi dimostrano di avere le nostre strutture sanitarie, altrimenti non avremmo numeri di questa dimensione tra il personale contagiato".