Il professore Unife Alberto Papi
Il professore Unife Alberto Papi

Ferrara, 19 ottobre 2021 - C’è uno pneumologo dell’Università di Ferrara che di recente è stato insignito del titolo di massimo esperto mondiale delle malattie dell’apparato respiratorio. Si chiama Alberto Papi (foto al centro) ed è professore ordinario del dipartimento di Medicina traslazionale e per la Romagna di Unife oltre che direttore della clinica pneumologica dell’azienda ospedaliero-universitaria. È stato nominato ‘World expert in respiratory tract diseases’ su Expertscape, una delle più importante piattaforme che misura l’autorevolezza delle discipline medico-scientifiche. Da diversi anni Papi studia le malattie respiratorie come l’asma, l’enfisema e la broncopneumopatia cronica.

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 Professore cosa c’è voluto per arrivare a questo traguardo?

"Sono uno che è abituato a lavorare molto e così i miei collaboratori che ringrazio. Negli anni siamo riusciti a capire molte cose, ad esempio, su come un farmaco può funzionare su chi ha un problema di asma e dunque oggi possiamo parlare di cure che si basano su farmaci personalizzati".

Studi che rendono famosa Unife in tutto il mondo...
"Sono onorato di aver contribuito a portare la pneumologia dell’Università di Ferrara nelle più importanti istituzioni pneumologiche internazionali. In particolare in questo periodo, in cui l’apparato respiratorio è al centro delle patologie Covid".

Il Covid, appunto. Lei dirige anche il secondo reparto di pneumologia covid che è a Cona. Qual è la situazione?
"Andiamo molto meglio. Le vaccinazioni hanno segnato un cambio di passo notevole. Oggi il 90 per cento di quelli che arrivano nel nostro reparto sono persone non vaccinate".

Al di là dei non vaccinati chi è più esposto a prendere il Covid?
"Chi ha delle comorbilità è più a rischio ma in questo lungo tempo di diffusione del virus abbiamo visto anche diversi casi di persone giovani che pur stando in salute si sono ammalati in modo serio".

Il Covid nei casi di malattia grave può lasciare dei segni?
"È ancora troppo presto per dirlo. Diciamo che nella maggior parte dei casi la risposta è ‘no’ ma per quelle persone che sono state a lungo in terapia intensiva è chiaro che il Covid lascia degli strascichi che richiedono del tempo prima di tornare alla normalità".

Ci spieghi meglio…
"Di solito in terapia intensiva si sta poco tempo ma a causa di questo virus chi è stato costretto a starci per un lungo periodo è come se fosse entrato in una lavatrice e dunque ha bisogno di molta riabilitazione a seguito dell’uscita dallo stato acuto".

Prima della pandemia avevate avuto qualche segnale che qualcosa era cambiato?
"All’inizio del 2020 ci siamo accorti che si vedevano più casi del solito e la malattia durava molto più a lungo e con un decorso diverso dal solito".

Consigli a chi è ammalato di asma?
"Guardi, il malato di asma durante le prime fasi di questa pandemia si è comportato molto bene. Di fatto ha adottato quella che in inglese si chiama self contening, ovvero quando ha saputo della circolazione del virus ha ridotto subito i contatti ed stato molto più diligente nel seguire la terapia. A chi ha patologie collegate con l’apparato respiratorio consiglio dunque di continuare con la terapia".

Nel Regno Unito stanno aumentando i contagi e i morti: cosa dobbiamo aspettarci da noi?
"Quello che succede là è la conseguenza del fatto che in pochi stanno adottando precauzioni personali come qui da noi e dunque se hai molti contatti hai anche più contagi".