Bologna, 3 marzo 2021 - Come si arriva qui? Come si arriva, dalla parvenza di normalità della zona gialla, a Bologna e Modena in zona rossa (da domani al 21 marzo), a Ravenna, Cesena, Rimini e ora anche a Reggio in arancione scuro? Per il presidente della Regione Stefano Bonaccini queste sono "decisioni anche difficili, ma necessarie, se vogliamo poi ripartire per sempre". E il governatore si dice frustrato perché non "ci sono dosi di vaccini sufficienti". Ma perché l’Emilia-Romagna sta pagando un prezzo superiore ad altre regioni?

Lo scenario Bologna e Modena, lockdown e caos scuole. "Tutta l'Emilia Romagna rischia di diventare rossa"

Le varianti

Sono diffuse in tutto il Paese, ma in Emilia più che altrove. Per il professor Vittorio Sambri, direttore del laboratorio di Microbiologia di Pievesestina (Cesena), "le varianti hanno attecchito da tempo, quella inglese per quanto ne sappiamo rappresenta più del 40% dei contagi. A Bologna ha raggiunto il 70% e presto diventerà dominante". Le varianti sono aggressive, e la carica virale è maggiore: è più facile dunque ammalarsi.

Bologna baricentro

La città è centrale, sia per quanto riguarda gli studi sia per l’economia. Riceve flusso dalle altre città della regione e da tutt’Italia, ha più scambi con l’esterno. Con le riaperture autunnali e poi invernali il contagio, a differenza di marzo quando era iniziato in Lombardia in maniera più veemente, è partito da qui: "Le varianti hanno accelerato il processo di diffusione sul territorio del virus, c’è un aumento esponenzale dei contagi – ragiona Paolo Bordon , direttore generale dell’Ausl –. Bologna è baricentrica, soprattutto per la logistica. Le altre aree ne hanno risentito a cascata, questo fenomeno ha favorito la velocità di diffusione sul territorio. Siamo davanti a numeri mai visti in seconda e terza ondata".

Suddivisione casi ancora attivi per tipologia di ricovero

Gli ospedali

Quanto avvenuto nelle ultime due settimane è per Bordon "un fatto anomalo, con una violentissima pressione sugli ospedali". A Bologna in tutto il territorio sono più di 900 le persone ricoverate: "Aumentiamo di continuo, ma il dato strano è la velocità: in due giorni e mezzo abbiamo avuto 209 ricoveri. L’aggressività del virus è alta, la carica virale pure – continua Bordon –. Tutti i reparti sono sotto pressione, anche le terapie intensive". L’aumento drastico degli indici di occupazione degli ospedali è una delle sentinelle a cui i tecnici della Regione e del ministero della Salute fanno più attenzione. A Modena, ad esempio, nei giorni scorsi i posti letto Covid risultavano già pieni al 90%.

L'indice Rt

Viaggia, nel Bolognese, tra l’1,13 e l’1,37, in media è all’1,34. In Regione è sotto l’1,25 di poco, grazie ai risultati migliori di Piacenza, Parma, Ferrara e Forlì. Si tratta del famoso indice di contagio che, con le regole dei colori stabilite dal Governo Conte, sopra l’1,25 portava al rosso.

I positivi

Ora sappiamo che l’indicatore chiave, con il nuovo Dpcm Draghi, riguarderà il numero di nuovi casi ogni centomila abitanti. Sopra quota 250, anche in zona arancione si potranno chiudere le scuole. Questi tassi d’incidenza a sette giorni, per l’Emilia-Romagna, sono impietosi: all’1 marzo, si salvano solo Piacenza (117), Parma (190) e Ferrara (202). Sopra la soglia di guardia Reggio Emilia (253), Bologna (313), Modena (330), Forlì-Cesena (337), Ravenna (339), Rimini (430) e Imola (505), con il totale regionale a quota 294. Le scuole potrebbero dunque venire chiuse anche dove non c’è zona rossa.

Bollettino Covid Italia ed Emilia Romagna, dati del 3 marzo

Le scuole

E’ l’altro punto dolente, alla base della diffusione del contagio in maniera così rapida. Il dg dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi , spiega che le varianti virali sono "ad alta contagiosità e che, a un anno dal primo lockdown, la gente è stanca. Fra i più giovani, che non a caso ora sono fra i più colpiti, c’è stato un allentamento nel distanziamento sociale e nei comportamenti". Febbraio è stato il mese più critico nelle classi dall’inizio dell’anno: dagli asili nido alle superiori, sono stati in totale 6.080 tra bambini, ragazzi, insegnanti e personale gli emiliano-romagnoli ad avere contratto il Covid.

I numeri

L’aumento a scuola è quasi del 70% rispetto alle quattro settimane piene di gennaio: equivale, in 28 giorni, a quasi un terzo dei casi dalla riapertura delle scuole. Questo nonostante i test in farmacia, il contact tracing e l’aumento dei tamponi. Il ’record’ è per la scuola primaria (5.682 casi), poi le superiori (5.456) e le medie (4.441).

L'orizzonte

Il tema ora è la tenuta del sistema ospedaliero. Chiara Gibertoni dirige il più importante policlinico dell’Emilia-Romagna, il Sant’Orsola di Bologna: "Complessivamente abbiamo quasi 300 letti covid. La percentuale di posti di terapia intensiva e semintensiva aumenta: ora siamo a 1 su 5. Purtroppo abbiamo dovuto spostare competenze e professionalità: il 50% dell’attività operatoria è ridotta su tutte le specialità – spiega la dg –. Abbiamo in programma solo gli interventi non procrastinabili, le urgenze e i trapianti, purtroppo in questa fase stiamo rallentando anche sulla parte oncologica". In altre strutture regionali il ‘blocco’ è ormai totale. Proprio per salvaguardare gli ospedali sono stati decisi i rafforzamenti dell’arancione e del rosso. Come minimo, ci sarà un mese di sacrificio totale.