Bologna, 30 gennaio 2021 - Alla fine giallo fu. La conferma arriva direttamente dal governatore emiliano romagnolo, Stefano Bonaccini, dopo un venerdì scandito da depistaggi, rivelazioni farlocche e frettolosi dietrofront. "Il ministro Speranza mi ha comunicato che l’Emilia-Romagna passerà in zona gialla" ha chiarito sui social Bonaccini, sgombrando ogni dubbio. E ancora: "premiati sforzi e sacrifici di queste settimane da parte di cittadini, attività economiche, comunità locali".

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Ma "attenzione: continuiamo a dimostrare responsabilità, per proseguire l’azione di contrasto del contagio e difendere gli spazi che ci stiamo conquistando. Proseguiamo una battaglia che si vince insieme". Dunque niente colpi di testa o entusiasmo ingiustificato, ma avanti a testa bassa: è l’invito alla cautela che deflagra forte e chiaro sui social.

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E se il cambio cromatico fissato per lunedì, anziché domenica, crea qualche malcontento fra le attività commerciali (la Regione non commenta, ma c’è comunque un po’ di malumore), due grandi temi si fanno incombenti: la scuola e la ristorazione. A sollevare il primo la consigliera regionale di Forza Italia, Valentina Castaldini: "Ora dobbiamo riportare le lezioni in presenza al 100% - rimarca - Questa tregua, che in tutti i modi va tutelata, deve mettere la politica a lavoro per una visione, soprattutto nei confronti della scuola e dei ragazzi delle scuole superiori. Non mi stancherò di ribadirlo. Evidentemente fin qui è stato puntato, irresponsabilmente, il dito contro gli studenti delle scuole superiori costringendoli per mesi alla didattica a distanza, additandoli come vettori del Coronavirus, e una sentenza del Tar ci ha fatto riaprire al 50% nonostante fossimo pronti da mesi come Emilia-Romagna". Giallo, conclude la Castaldini sui social, "non vuol dire che siamo fuori dall’emergenza, ma che è arrivato il tempo di non farci trovare impreparati, dopo un anno di sacrifici e di convivenza forzata con il Coronavirus".

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Sul versante ristorazione, invece prende la parola il vicepresidente regionale di Fipe, Ugo Bertolotti: "E’ davvero con immenso sollievo che apprendiamo la notizia – chiosa il numero due dell’associazione di categoria -. Anche perché, contrariamente, sarebbe stato un disastro". E torna ai numeri neri preventivati in un venerdì che sembrava non finire: "Un’altra settimana di arancione e un buon 40% delle attività avrebbe chiuso definitivamente i battenti – rabbrividisce Bertolotti, già pronto a rilanciare: "Non dimentichiamo che le pause pranzo non riescono a colmare la fame di risorse dei ristoratori, in agonia da mesi e adesso anche provati da una crisi di governo che ha inevitabilmente bloccato la partita sui ristori. La mia categoria è pronta a garantire la massima tutela della propria clientela, se necessario ad adeguarsi a protocolli ancor più rigidi e severi".

Del tipo? "Invece di dimezzare le sedute siamo pronti a farne anche meno, ad aumentare ulteriormente le altre misure di sicurezza. L’importante è scongiurare una nuova chiusura. Senza contare che le persone hanno bisogno di sentirsi sicure, senza paura". Non rimane che la prova sul campo. Basta comporre il numero di qualche ristorante amico per percepire un certo fermento: tante le prenotazioni per la prossima settimane arrivate alla spicciolata e colte con entusiasmo. Sembrano lontane le proteste, le aperture clandestine e le sagome lasciate ai tavoli del bar. Clienti in carne ed ossa sono pronti a tornare. Fino alle 18, certo. Dopo non si può.