Oggi, 19 marzo, è la Festa del papà
Oggi, 19 marzo, è la Festa del papà

Bologna, 19 marzo 2019 - C'è un quesito vecchio almeno quanto quello dell'uovo e la gallina. Basta dire “babbo o papà”? E il dibattito si accende, soprattutto nel giorno dedicato ai padri di tutto il mondo. Parliamoci chiaro: la forma corretta non esiste, ma a differenza del famigerato proverbio sulle origini del mondo, in questo caso sappiamo chi è nato prima. “Babbo, senza alcun dubbio è la forma più antica che compare in un documento italiano, ed è anche quella a cui la Romagna ( a differenza dell'Emilia) è rimasta più attaccata”, spiega Fabio Marri (nella foto qui sotto), professore di linguistica e dialettologia italiana dell'Università di Bologna. E non è mica uno scritto da ridere, si tratta nientepopodimeno che della 'Divina commedia'. Dante, nel canto 32 dell'Inferno così scioglie decenni di diatribe:

“ché non è impresa da pigliare a gabbo 
discriver fondo a tutto l’universo, 
né da lingua che chiami mamma o babbo”.

Fabio Marri, professore di linguistica e dialettologia italiana dell'Università di BolognaIn soldoni, si dice che descrivere l'universo non è un gioco da ragazzi, né proprio della lingua infantile. E' proprio su questa teoria che fa leva l'origine della parola babbo, da quelle consonanti bilabiali, facili, e tipiche della prima infanzia. “Della parola Papà invece – prosegue Marri – vi è un unico caso isolato dal 'Dialogo' di Pietro Aretino a metà del 1500, in cui il termine compare con due 'P' (Pappà), ma a livello nazionale comincia a diffondersi nei primi decenni dell'800”.

Ci pensò poi, nel 1853, Bernardino Biondelli, con il suo 'Saggio sui dialetti gallo italici' a fare chiarezza sulla questione, almeno per quanto riguarda l'Emilia-Romagna. Il linguista italiano non fece altro che raccogliere in un unico scritto la traduzione della parabola del 'Figliol prodigo' nei 12 dialetti regionali.

Il risultato? Un'Emilia-Romagna spaccata in due, dove Bologna era terra di confine, e veniva usata la parola 'Pä' (che si legge pé), mentre da Imola in poi il genitore maschio era 'bab'. Papà quindi sarebbe nient'altro che una rimanenza del dialetto lombardo-emiliano “travolto dall'ondata di piena di quello romagnolo – aggiunge Marri -. Un'area quella emiliana, che evidentemente conservava ancora un substrato della dominazione gallica, almeno per la lingua parlata”.

Nell'800 infatti la forma veniva considerata un francesismo, e persino il poeta Giovanni Pascoli si era 'scomodato', di fronte alla parola, che in quegli anni incominciava ad andare di moda, per discutere dell'argomento. Nella sua antologia 'Fior da fiore' scriveva: “O bambini, dite papà o mammà quanto vi pare e piace, sono parole della lingua universale”.

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