MARINA VERDENELLI
Cronaca

Fiumi di droga dal Nord Europa Banda di trafficanti: dodici arresti

Le indagini: 700 chili di cocaina e hashish trasportati da Belgio e Olanda su auto dotate di doppio fondo. Denunciate 22 persone. "Giro d’affari di 35 milioni, al vertice due fratelli titolari di una concessionaria".

Fiumi di droga dal Nord Europa  Banda di trafficanti: dodici arresti

Fiumi di droga dal Nord Europa Banda di trafficanti: dodici arresti

di Marina Verdenelli

Avevano studiato tutto, la copertura per i due corrieri che da Civitanova partivano per la Germania, da dove poi si spostavano per fare il rifornimento di droga, e il nome in codice per lo stupefacente: quando era cocaina, la chiamavano "quella bianca"; quando era hashish, dicevano "quella marrone" e se l’ordine era generico, dicevano solo "una pezza", un chilo. E di chili di droga nelle Marche ne sono arrivati tanti dal Belgio e dall’Olanda. La Guardia di finanza di Ancona, che si è occupata delle indagini scoprendo un maxi giro di spaccio tra il 2020 e il 2022, ipotizza che ne siano stati movimentati almeno 700 chili tra coca e hashish, di cui 50 finiti materialmente sotto sequestro per due carichi intercettati in flagranza. Un giro di affari di 35 milioni, che avrebbe foraggiato 12 persone tra italiani e albanesi, raggiunti nelle ultime ore da due ordinanze di custodia cautelare in carcere (gip di Ancona e gip di Pesaro), e altre 22 persone indagate a piede libero per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e traffico di sostanze stupefacenti, tutto aggravato dal carattere della transnazionalità. Coinvolte quattro province marchigiane – Ancona, Macerata, Fermo e Pesaro-Urbino – e la provincia di Frosinone. Il nome dell’operazione, "Doppio gioco", deriva dall’input che ha dato via all’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e condotta dal Gico del nucleo di polizia economico-finanziaria di Ancona, guidato dal tenente colonnello Pierfrancesco Bertini.

Nel corso di un’operazione del 2020 era emersa la figura di un ex collaboratore di giustizia di origini campane, tra i dodici portati in carcere, responsabile di un gruppo di spacciatori attivi nelle quattro province marchigiane oggetto dell’inchiesta. Avrebbe fatto una sorta di doppio gioco, collaboratore da una parte e attivo malvivente dall’altra. Da qui è stata ricostruita la filiera della droga, per lo più cocaina, che grazie a una potente organizzazione di matrice albanese era importata con regolarità nelle Marche. I capi dell’organizzazione sono stati individuati in due fratelli albanesi (anche loro tra i dodici finiti in carcere), che a Porto Sant’Elpidio gestivano una rivendita di auto come copertura. Con loro erano soci in affari due albanesi impegnati nel settore edile, a Montemarciano, che avrebbero concordato gli approvvigionamenti e le consegne di droga agli spacciatori. Nel gruppo c’erano anche due insospettabili, una coppia albanese, che si occupava di trasportare la droga dal Nord Europa (avevano preso in affitto una casa in una cittadina della Germania) fino a Civitanova, in auto con doppi fondi. Da lì la droga era distribuita a piccoli spacciatori, che la vendevano in più città. La misura cautelare in carcere è stata disposta per Erjon Arkaxhiu, residente a Civitanova; Arjan Ndoka, residente a Porto Recanati; Klenis, Renato ed Etmond Qevani e Kleon Mema, tutti residenti a Porto Sant’Elpidio; Roland Hysollari, residente ad Altidona; Sokol Sallaku residente a Chiaravalle; Elidon Shkalla, Alatri, e Ferdinando Bongiovanni, svizzero residente a Sant’Elpidio a Mare. La stessa misura in carcere era stata chiesta dalla Procura per altre dieci persone, ma la richiesta non è stata accolta, in alcuni casi per motivi di competenza territoriale.