Bologna, 7 febbraio 2019 - Annamaria Franzoni è libera. La donna, condannata nel 2008 a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele di tre anni, a Cogne in Val d’Aosta il 30 gennaio 2002, nelle scorse settimane è stata informata dal Tribunale di sorveglianza di Bologna che la sua pena è espiata dopo 11 anni, con mesi di anticipo rispetto alle previsioni. La Franzoni infatti ha potuto usufruire di molti giorni di liberazione anticipata per la buona condotta. "Da un lato sono contenta, dall'altro vorrei trovare la maniera di far capire alla gente che non sono stata io", è la reazione della donna - secondo quanto riporta l'Ansa - affidata alle persone che le sono vicine.

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Da giugno 2014 la Franzoni era agli arresti domiciliari a Santa Cristina di Ripoli (San Benedetto Val di Sambro) sull’Appennino bolognese, dopo che aveva trascorso 6 anni in cella, alla Dozza di Bologna. La Corte di Cassazione, infatti, il 21 maggio 2008 ha confermato la sentenza della Corte di appello di Torino: poche ore dopo venne prelevata dai carabinieri nella sua casa sull'Appennino bolognese e portata in carcere. Qui, dall'ottobre 2013, ha iniziato la sua collaborazione con la cooperativa sociale 'Siamo qua', arriva nella vicina parrocchia della Dozza, guidata da don Giovanni Nicolini. La Franzoni aiutava le compagne a confezionare borse, uscendo dalla cella tutte le mattine e ritornandovi nel primo pomeriggio.

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"Ha ricostruito la sua vita"

Una collaborazione che è proseguita per qualche tempo anche dopo che il regime carcerario è stato trasformato in arresti domiciliari nella villetta di Rpoli: una perizia, infatti, sostenne che non avrebbe mai potuto ripetere il delitto commesso 12 anni prima. "Quando c'è un rapporto forte e affettuoso con la famiglia di origine, la persona si reinserisce. È questo che fa la differenza - è il commento di don Nicolini, che racconta di non vederla da un po' di tempo - posso dire che siamo buoni amici, a distanza. Lei ha una vita di famiglia" e non va più a lavorare nel laboratorio di sartoria perché "adesso ha ricostruito interamente la sua vita".

Per don Nicolini molti detenuti "perdono il contatto con la famiglia e l'ambiente di origine". Ma questo non è il caso di Franzoni: "Conoscere lei - spiega - significa conoscere la sua famiglia e entrare in contatto con la sua storia. Non l'ho mai sentita come una persona isolata". Per Nicolini la vicenda insegna che "anche aspetti drammatici dell'esistenza possono essere affrontati con umanità, laicamente evangelica" e che "le persone hanno una possibilità enorme di recupero".

Meno di 11 anni di pena

Durante in 5 anni di domicialiari a Ripoli, Annamaria Franzoni veva già ottenuto il beneficio del lavoro esterno e alcuni permessi per stare a casa con i due figli, di cui il minore nato un anno dopo il delitto. I 16 anni di pena sono stati ridotti a meno di 11 grazie a tre anni di indulto e ai giorni concessi di liberazione anticipata, il cui presupposto è che il detenuto partecipi all'opera di rieducazione e di reinserimento nella società: è possibile ottenere uno sconto fino a 45 giorni ogni semestre di detenzione, considerando anche quella domiciliare.

"Adesso dimenticatela"

"E' finita una storia giudiziaria che la mia cliente ha sempre vissuto nel rispetto delle regole pur professando sempre la propria innocenza", è il commento di Paola Savio, legale della Franzoni.  "E' tornata libera già da un po' - aggiunge l'avvocato - Ora la signora Annamaria spera di cadere nell'oblio non solo per se stessa ma anche per la sua famiglia e io mi auguro di tutto cuore che questo possa avvenire", conclude.