Cesena, 22 novembre 2021 - In questa quarta ondata Covid - che falcidia mezza Europa e ora fa paura anche agli Usa - in Italia si discute di Super Green pass. La stretta sul certificato verde è chiesta praticamente da tutti i governatori regionali - tranne il presidente delle Marche Acquaroli - preoccupati di non riuscire a gestire il balzo dei nuovi casi e soprattutto le ospedalizzazioni. Dal canto suo il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini auspica nettamente la stretta sul Green pass per mantenere aperte le attività economiche, specie quelle che hanno più patito durante la pandemia.

Il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini (Ansa)

"Sostengo la proposta del presidente del Friuli Venezia Giulia" Massimiliano Fedriga, ha detto a margine di un evento a Cesena. "Che chi sia vaccinato abbia una corsia preferenziale in quei luoghi, in particolare, per evitare di chiuderli o di restringerli troppo, credo sia giusto", ha dichiarato Bonaccini. 

Per il governatore emiliano, il tema è che "i luoghi della socialità, quelli che hanno pagato il prezzo più alto tra l'altro durante la pandemia, dalla ristorazione ai bar, dalle attività commerciali, ma soprattutto ai luoghi della cultura, dello sport e del turismo, non debbano tornare a pagare un prezzo altissimo in termini di perdita di posti di lavoro o di indotto". 

"L'obbligo di vaccino? Difficoltà non banali"

Intervistato da RadioinBlu sulla necessità di prendere in considerazione l'obbligo vaccinale, con la ripresa dell'epidemia, Bonaccini spiega: "Già il fatto che nessun paese ha introdotto l'obbligo da l'idea che non è una banalità: credo che se si arriverà, come io penso, a una ulteriore restrizione sarà già un ulteriore passo in avanti, dobbiamo cercare di farlo nel miglior modo possibile".
E ancora:  "Questo è un paese nel quale la maggioranza delle persone ha rispettato le regole - ricordato Bonaccini - e non era scontato vista la tragedia globale". 

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Cos'è il super Green pass

Il governo sta pensando a un'evoluzione del certificato verde che conosciamo finora, e la versione 'super' spazza via i lasciapassare basati sui tamponi: in pratica in futuro solo chi è vaccinato o è guarito potrà avere la versione 'super'.
Si discute anche sulla necessità di 'accorciare' il Green pass, ora valido per 12 mesi (l'idea è di ridurlo a 9 mesi): tutti gli esperti concordano sul fatto che la protezione dal virus cala col passar del tempo, tanto che è partita la campagna di vaccinazione per le terze dosi, destinate a chiunque - per ora over 40 - sia immunizzato con le prime due dosi di vaccino da almeno 6 mesi.

Comunque sia, la prudenza va mantenuta. Dice l'infettivologo Andreoni: "Ma al di là del Green pass mi pare evidente che dobbiamo assolutamente mantenere le misure che già conosciamo bene: la mascherina indossata al chiuso e all'aperto se ci sono assembramenti, la distanza e l'igiene delle mani". 

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Bassetti: andava fatto prima

"Il super Green pass, rilasciato solo a chi è vaccinato o ha fatto la malattia, potrebbe essere la soluzione per portare un numero maggiore di persona a vaccinarsi - concorda Matteo Bassetti, primario del reparto di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova - Se si limitassero le attività che conosciamo solo a chi è vaccinato o guarito, senza la comodità del tampone a un prezzo basso, chi sceglie quest'ultima possibilità, perché non vuole vaccinarsi, magari cambierebbe idea".
E ancora:  "La scelta del super Green pass andava fatta 2-3 settimane fa per vederne i frutti, ora è anche tardi. Se verrà deciso ora, i frutti li vedremo a gennaio". Inoltre Bassetti puntualizza sul numero dei non vaccinati in Italia: "Continuo a sentire parlare di 7 milioni di italiani non vaccinati ma non è cosi, sono 13,5 milioni,  perché vanno messi anche gli under 12 che spero tra poco si potranno vaccinare". 

Allarme ferie invernali

Di certo il clima d'incertezza, con decisioni ventilate ma non ancora ufficiali, lascia in sospeso chi è solito approfittare delle feste di Natale e Capodanno per fare turismo: la Coldiretti parla di 10 milioni di viaggiatori che prima della pandemia andavano in vacanza o  in visita a parenti e amici. Fetta importante è poi rappresentata da chi va in montagna a sciare: prima della pandemia erano 3.8 milioni di italiani, che lo scorso anno sono stati costretti a rinunciare per la chiusura delle piste da sci.
Va da sè che l'incertezza fa posticipare le prenotazioni e congela i programmi.