Bologna, 13 ottobre 2021 - Ultimamente si è parlato molto di test salivari per la diagnosi di Covid-19. I professionisti ne stanno studiando l'efficacia e al momento è impiegato solamente per gli screening nelle scuole. "I test salivari - spiega al Carlino Rita Mancini, direttore del Laboratorio unico metropolitano di Bologna -, sono dei campioni di raccolta di saliva, che vengono poi successivamente processati con le normali tecniche di biologia molecolare applicate per l'analisi dei tamponi rinofaringei. Quindi il test viene eseguito con le stesse metodiche di indagine e con le stesse capacità di performance diagnostica. L'unica cosa che cambia è il campione di raccolta: non è più il tampone rinofaringeo, che richiede l'intervento di un personale infermieristico, ma è un campione di raccolta di saliva che può essere fatta anche in auto-esecuzione".

Test salivari Covid

Questi tamponi ad oggi non si trovano in farmacia e non sono destinati alla cittadinanza come metodo alternativo ai tamponi rinofaringei molecolari e antigenici. "Attualmente questi tamponi sono adottati a livello nazionale per la campagna di screening promossa all'interno delle scuole - continua la Mancini -, quindi vengono eseguiti periodicamente su alcuni istituti presi a campione per verificare un dato epidemiologico, ossia l'eventuale tasso di positività".

E in futuro potranno essere accessibili a tutti? "Penso che si debbano ancora raccogliere delle evidenze scientifiche - risponde il direttore del Lum -. I dati attualmente disponibili non ci permettono di pronunciarci in questo senso. Ci sono ovviamente numerosi studi per raccogliere dati, per dare maggiore validità per eventuali scelte future".

In occasione dello screening nelle scuole, però, alcuni genitori si trovano già alle prese con questo nuovo strumento e non sempre sono a conoscenza di tutte le accortezze da adottare nell'esecuzione del tampone sui propri figli.

A spiegarci la corretta procedura è stata Federica Caveduri, DATeR laboratori (Direzione assistenziale, tecnica e riabilitativa dell'Ausl): "Il campione va inserito nella cavità orale, sia a destra che a sinistra, passando anche sulla lingua. Non va mordicchiata la spugna. La rotazione all'interno della bocca deve durare da un minuto a due minuti: questo ci permette di imbevere molto bene la spugnetta all'estremità dell'asta e quindi di raccogliere la quantità necessaria di campione per una corretta diagnosi. Questa operazione va fatta lontano dai pasti, dopo essersi accuratamente lavati i denti, senza aver fumato. Tutte accortezze che impediscono la contaminazione del campione. Più materialmente, bisogna estrarre il tampone dalla provetta, senza appoggiarlo da nessuna parte, passarlo prima all'interno di una guancia e poi all'interno dell'altra per almeno un minuto, un minuto e mezzo, o meglio ancora due. Alla fine si inserisce il tampone all'interno del contenitore e si avvita per bene. A questo punto il campione è correttamente raccolto".

Tra i vari tipi di tamponi esistono poi delle differenze e non tutti sono validi per ottenere Green pass, obbligatorio dal 15 ottobre anche nei luoghi di lavoro. "I tamponi esistenti - conclude la Mancini - sono fondamentalmente di due tipi e si differenziano in base alla tipologia di prelievo: può essere un rinofaringeo, ossia un tampone appunto inserito all'interno delle cavità nasali, oppure un tampone di raccolta salivare. Ciascuno di questi due poi può essere sottoposto alla ricerca dell'Rna virale mediante indagini molecolari oppure alla ricerca degli antigeni che vengono rilasciati nel tampone dall'eventuale virus presente. I test molecolari sono validi per il rilascio del Green Pass. I test antigenici sono validi esclusivamente se fatti su tampone rinofaringeo con metodi cosiddetti di terza generazione".

Come scaricare il Green pass