Reggio Emilia, 1 febbraio 2019 - "Il picco dell’influenza si sta raggiungendo in questi giorni anche se le complicanze sono state limitate perché quella di quest’inverno è meno aggressiva". Luciano Masini è specialista in medicina interna, ematologia e pediatria, collaboratore del servizio di medicina-lungodegenza della casa di cura Villa Verde. 
Dottore, influenza meno aggressiva. Merito anche del vaccino?
"Quest’anno si è registrata una vaccinazione superiore e il vaccino tetravalente ha garantito una maggior copertura. Più in generale, il vaccino – anche se come somministrazione di dosi non raggiunge il livello desiderato – riesce a spezzare il circuito dei contagi. Basta un terzo di vaccinati per fermare la diffusione massiccia. Va detto peraltro chiaramente che per gli anziani e le categorie a rischio la vaccinazione è necessaria perché poi le complicanze arrivano. Il consiglio di vaccinarsi anche per le persone non a rischio serve inoltre per evitare la perdita di giornate lavorative, per ridurre i problemi di intasamento delle strutture sanitarie".
La fase più acuta dell’epidemia sta mettendo a letto soprattutto i bambini... 
"I bambini sono quelli che si ammalano di più e quelli che diffondono di più la malattia. Sicuramente negli asili e nelle scuole adesso il 40% dei bimbi è a casa. Questo crea situazioni di disagio, perdita di giornate scolastiche, problemi di gestione per le famiglie". 
Chi non si è ancora vaccinato, può utilmente farlo adesso? 
"Il picco durerà fino alla metà di febbraio poi ci sarà la discesa. Coloro i quali non si sono vaccinati potrebbero teoricamente ancora farlo, ma in questo caso comincerebbero ad essere immuni quando l’epidemia ormai sta calando e l’esposizione è modesta. Nei soggetti non a rischio il vaccino ora rischia di essere inutile, nei soggetti a rischio invece può ancora servire: piuttosto che nulla è meglio dilatare ancora un po’ la copertura in un mese come marzo in cui l’inverno non è ancora finito".

Quali consigli dare?

"Non incontrare soggetti di cui si conosce la malattia: ad esempio uscire il sabato sera con amici ammalati è da evitare. I bimbi influenzati devono essere tenuti a casa dall’asilo o da scuola. La stessa cosa nei luoghi di lavoro: quando arriva l’influenza bisogna ritirarsi a casa altrimenti si finisce solo per ampliare il contagio". 

I numeri dell'influenza 2019 

In Emilia Romagna, secondo i dati forniti dalla Regione, l’influenza ha finora fatto ammalare 237mila persone con un’incidenza attuale del 12.4 per mille (il 25 gennaio, quindi solo pochi giorni fa, l’incidenza era del 9.2 per mille). Come sempre i più colpiti sono i bimbi nella fascia di età tra 0 e 4 anni (incidenza del 46.9 per mille): si calcola che si siano ammalati almeno 30mila piccoli. 

"Siamo nella fase di massima crescita, di salita verticale nella curva epidemiologica – spiega la dottoressa Maria Grazia Pascucci, referente dei programmi vaccinali della Regione Emilia Romagna –, ma non siamo ancora arrivati al picco. Per ora la curva è stata peraltro abbastanza tranquilla e non fa presagire un’annata particolarmente brutta. Rispetto ad altri anni il livello è minore. Quindi, a meno di sorprese nelle prossime settimane avremo una stagione nella media". Lo scorso anno quando il virus colpì con ben maggiore intensità, gli ammalati emiliano-romagnoli furono complessivamente 681mila, difficile fare adesso una proiezione di quanti potranno essere quest’anno. In autunno la Regione nel lanciare la campagna di vaccinazione aveva diffuso l’ennesimo pressante invito a vaccinarsi. 

Nell’ultima settimana, le Marche sono state tra le regioni più colpite dall'influenza. Con una intensità quasi record, superiore a quella dell’anno scorso. E non è un caso se insieme a Trentino e Umbria, la regione sia stata tra le più flagellate. La curva epidemica è esplosa verso l’alto, arrivando ad un tasso di incidenza dei nuovi casi del 23,42 per mille. Doppiando la media nazionale, ferma al 9.45 per mille. "Nell’ultima settimana (21-27 gennaio) abbiamo stimanto oltre 35mila casi di nuovi contagi, con una rapidissima ed elevatissima ascesa rispetto alle precedenti valutazioni statistiche – sottolinea il dottor Fabio Filippetti, che segue il coordinamento dei dati di Influnet –. Si tratta del cosiddetto picco epidemico, che ha superato quello dell’anno scorso e con un andamento esponenziale in ascesa paragonabile alla stagione influenzale 2014 - 2015". La fascia di popolazione maggiormente colpita rimane quella infantile (0-4 anni con un’incidenza che ha superato il 55,48 per mille della popolazione). Mentre il 71,4% dei casi complicati non era stato sottoposto alla campagna di vaccinazione dell’autunno.