L’ultimo abbraccio a Martina Sul feretro messaggi col pennarello

Lo schianto frontale di Pesaro. Cerimonia commovente e fuori dagli schemi

L’ultimo abbraccio a Martina  Sul feretro messaggi col pennarello

L’ultimo abbraccio a Martina Sul feretro messaggi col pennarello

Oltre 200 persone hanno dato l’estremo saluto ieri a Martina Mazza, la mamma di 32 anni, residente a Vallefoglia che ha perso la vita domenica scorsa in un frontale devastante, lungo la statale Montelabbatese. Il volo di venti metri in aria, provocato dall’impatto con un bolide da 190 cavalli, guidato da Sultan Ramadani a 200 all’ora, in contromano, non le ha lasciato scampo.

Al cimitero dell’Ulivo di Fano, dove i genitori hanno voluto per la figlia una funzione civile, si è raccolta una comunità intera, pronta a testimoniare l’affetto e la commozione per una tragedia difficile da accettare. "Con un veicolo sparato come un missile – ha ripetuto con sgomento uno dei presenti – percorrere quella strada, domenica, è stato come giocare alla roulette russa. Sarebbe potuto accadere a chiunque. La rabbia è tutta nel fatto che al volante del bolide c’era uno che pur non avendo la patente ed essendo già stato fermato altre volte, era libero di circolare".

La funzione è stata molto particolare: lo zio, Roberto Mazza, fratello di Massimo, padre di Martina, ha montato una consolle sull’ampia terrazza del cimitero: il funerale è stato accompagnato da un’attenta selezione di brani musicali scelti tra quelli più amati da Martina: "Hallelujah" di Cohen e "Beautiful" di Aguilera. Saldi, sotto un sole rovente Milena e Massimo Mazza, genitori di Martina, hanno ascoltato gli aneddoti scherzosi e irriverenti rievocati al microfono dai coetanei della figlia. Molti, con dei pennarelli, hanno lasciato messaggi sul legno chiaro del feretro. Per gli amici all’estero, i presenti hanno permesso loro di seguire la funzione tramite una videochiamata whatsapp.

L’applauso più forte è stato per il figlio di Martina Mazza, 5 anni, tenuto in braccio dal padre, presente alla cerimonia grazie a un permesso speciale del carcere dove è detenuto.