Il direttore dell’Unità di virologia dell’ospedale di Torrette, il dottor Stefano Menzo
Il direttore dell’Unità di virologia dell’ospedale di Torrette, il dottor Stefano Menzo

Ancona, 8 dicembre 2021 - Emergenza pandemica, nessun caso di variante Omicron registrato nelle Marche, ma restano alti i contagi. A confermarlo è il direttore dell’Unità di virologia dell’ospedale di Torrette, il dottor Stefano Menzo, che dal febbraio 2020 segue, assieme al suo staff, l’andamento, processazione e l’analisi dei test Covid: "Non ci siamo ancora imbattuti in casi di pazienti risultati positivi alla variante che si è diffusa in Sudafrica e nei Paesi limitrofi, ma non è da escludere che la cosa possa accadere presto – spiega Menzo – Su questa variante, sulla sua potenziale recrudescenza e via discorrendo in troppi stanno parlando senza averne le conoscenze. È difficile al momento verificare questi dati con assoluta certezza, specie mettendoli in paragone all’attività del Covid nei Paesi del’Africa meridionale dove il livello di vaccinazione è molto diverso dal nostro così come l’immunità di gregge raggiunta rispetto a noi. Stiamo parlando di altri mondi, il Sudafrica ha raggiunto il 30% dei vaccinati, ma ci sono Paesi che sono ancora fermi allo zero o giù di lì. Paesi dove la variante Omicron ha preso il posto della Delta per tutta una serie di fattori".

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Omicron o meno, da giorni le Marche sarebbero in odore di zona gialla stando ai livelli raggiunti, soprattutto per quanto concerne l’ospedalizzazione e le terapie intensive. Un provvedimento che secondo il virologo di Torrette potrebbe servire a poco: "Attivare la fascia gialla andava eventualmente fatto prima, almeno due mesi fa, adesso sarebbe del tutto inutile secondo me – aggiunge il primario di virologia di Ancona – Ciò che invece andrebbe fatto è stimolare sempre di più la vaccinazione, a partire dalle terze dosi e incentivando soprattutto le prime dosi nella fascia dei giovani. Sono proprio loro a sfuggire al controllo del virus perché sono meno vaccinati, perché si proteggono meno e soprattutto perché se lo contraggono difficilmente hanno sintomi e dunque lo possono veicolare con estrema semplicità. Bisogna vaccinare loro, avere coraggio, assumere provvedimenti drastici, ma capisco come non sia facile in un Paese che di coraggio ne ha sempre avuto poco".

Menzo, sul fronte della vaccinazione, è anche convinto che si debba "vaccinare un’altra fascia molto delicata, ossia quella dei più piccoli, dai 5 ai 12 anni, andando oltre le polemiche e le discussioni sterili, assodato che il vaccino non crea problemi, si proceda alla somministrazione delle dosi anche per loro". Infine, tornando ai colori delle fasce in tempi di Coronavirus, il dottor Stefano Menzo esclude che "si debba tornare al passato, ossia alla zona rossa e dunque a un lockdown. Non ne vedo l’urgenza. Ripeto, l’unica ricetta è la vaccinazione di massa".