Ancona, 23 aprile 2021 - Le Marche saranno gialle dal 26 aprile. Così ha deciso il ministo della Salute Roberto Speranza nella consueta giornata della cabina di regia sul cambio dei colori delle regioni, in merito all'emergenza coronavirus. Insieme alle Marche ci sono Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Pa Bolzano, Pa Trento, Toscana, Umbria e Veneto. Sono invece quattro le regioni arancioni Basilicata, Sicilia, Val d'Aosta, Puglia. Mentre la Sardegna resta in zona rossa. L'annuncio della zona gialla per le Marche è arrivato dal governatore Acquaroli su Facebook: "Il ministro Speranza mi ha confermato che da lunedì la nostra regione tornerà gialla". Il 28 febbraio è stato l'ultimo giorno in cui le Marche, che sono in fascia arancione da tre settimane, erano state in fascia gialla.

Zona gialla dal 26 aprile: le nuove regole

Marche: Rt a 0,69

La conquista della colorazione gialla per le Marche, insieme ad altre dodici regioni, conferma che la pandemia è in ritirata. Magari meno velocemente dell’anno scorso, anche perché il virus ha ripreso vigore nell’ultima settimana para invernale in tutte le Marche. Da lunedì si riapre ma non troppo e sopratutto non fin in fondo.Complice il desiderio di non far saltare i benefici di questo ultimo mese di restrizioni. 

Come al solito anche nella pandemia le Marche ripropongono numeri articolati dell’unica regione al plurale d’Italia. Come era nelle cose la situazione meno agevole si registra agli estremi opposti. Sono Pesaro e Urbino e Ascoli Piceno a registare il maggior numero di contagi e a frenare un miglioramento generale a livello regionale. Con una riduzione media settimanale dei casi di contagio di 235 un Rt ormai giunto a 0,69 contro lo 0,9 della scorsa settimana, le Marche non potevano che essere indicate in fascia gialla da lunedì prossimo. Con un’incidenza regionale di 133 casi su centomila abitanti non c’era possibilità di sorpresa e la regione ha pensato bene di togliere ogni discussione con le 5 micro zone rosse di Vallefoglia, Montelabbate, Tavullia, Acqualagna e Cerreto d’Esi che non incidono abbastanza su scala regionale, ma lasciano dubbi sui dati epidemiologici soprattutto della provincia di Pesaro e Urbino.

D’altra parte che Pesaro-Urbino avrebbe avuto il ruolo di fase finale della curva era nelle cose da tempo. Circondata per settimane da province in zona rossa, Pesaro e Urbino (Rimini a nord, Perugia a ovest, Ancona a sud) è diventata tale una settimana prima dei dati ufficiali per scelta della Regione. La stessa giunta regionale che però a gennaio-febbraio ha preferito fare tre settimane tutte in giallo, lasciando totalmente inascoltati gli allarmi della forza del nuovo contagio proveniente dalla variante inglese. Pesaro e Urbino è arrivata buona ultima ed ora paga, come contagi, ricoveri e vittime il conto.

Con 155 casi di incidenza media settimanale Pesaro e Urbino ha avuto la meglio su Ascoli Piceno con 151, Per la provincia più a sud è un fronte limitato ma quasi inedito dopo un anno di virus. Mentre è un dato significativo l’incidenza settimanale di Ancona scesa a 97 casi rispetto ad un picco di 520 casi nei giorni del dilagare della variante inglese.

Si riduce ancora il numero dei pazienti. «Nelle Marche, dove qualche settimana fa si erano registrati picchi di saturazione delle Intensive circa del 60%, i ricoveri in Terapia intensiva stanno scendendo molto rapidamente – aveva detto il presidente della Regione Francesco Acquaroli – , siamo oggi intorno al 30% e sotto il 40% nei ricoveri ospedalieri». «Negli ultimi 10 giorni - aveva aggiunto - la discesa dei ricoveri in terapia Intensiva è molto molto molto elevata. Questo non significa sciogliete le righe, non significa che non bisogna stare attenti, che non bisogna mettere in campo le misure qualora c’è ne sia bisogno. Abbiamo infatti preso delle misure di restrizione nei confronti di quei Comuni che superano 250 positivi su 100 mila abitanti, cercando di soffocare i focolai che speso sono familiari».

C’è un po’ di attesa per l’apertura di lunedì, seppure ridotta nei numeri, con una capienza al 50%, di cinema e teatri. E su quelle che saranno le modalità di movimento tra zone gialle, arancioni e il resto delle zone rosse. Soprattutto si comincia a valutare con una certa curiosità i cosiddetti green pass, che consentiranno di spostarsi sempre anche verso regioni rosse o arancioni oppure di partecipare a eventi pubblici all’aperto. Si potranno utilizzare attestazioni cartacee o digitali che dimostrino l’avvenuta vaccinazione con due dosi oppure un certificato di guarigione dal Covid. In questi due casi il lasciapassare avrà una validità di sei mesi.

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