Il monumento a Pantani davanti all’ex sede Mercatone
Il monumento a Pantani davanti all’ex sede Mercatone

Imola, 15 febbraio 2020 - È lì da quasi quindici anni. Inconsueta. Inaspettata per natura e posizione. E proprio per questo ancora più ricca di fascino. In questi tre lustri o poco meno (venne inaugurata il 3 settembre 2005), avrà salutato chissà quanti milioni di automobilisti diretti verso la Riviera. E anche se il suo futuro resta avvolto nel mistero, il suo presente serve a rendere immortale l’anima più popolare del Pirata, meglio di qualsiasi altro monumento che gli ha dedicato la sua Romagna. Ispirata a uno dei giochi più antichi fatti dai bambini (e non solo) in spiaggia, la maxi-biglia che contiene l’immagine di Marco Pantani, opera realizzata dall’artista Alessandra Andrini, svetta ancora oggi a Imola, nel quartiere generale dell’ormai ex Mercatone Uno, affacciato sulla Autostrada A14.

Ancora, perché la storica azienda a lungo sponsor dell’omonima squadra di ciclismo dal cuore romagnolo (fucina di trionfi alla fine degli anni Novanta) nel frattempo è fallita. Per ben due volte nel giro di cinque anni. Prima c’è stato il crac che ha portato a processo (e all’assoluzione di questi giorni) le figlie del defunto patron Romano Cenni. Poi quello, se possibile ancora più rumoroso, di quella Shernon Holding che sembrava dovesse far ripartire il sogno; e invece in pochi mesi ha ammassato solo incubi e debiti.

In questi anni turbolenti, la biglia è sempre rimasta al suo posto. A guardia di un castello – l’iconico grattacielo, pure quello ai bordi dell’Autostrada – svuotato mese dopo mese di risorse e speranze di rinascita. A differenza dei cimeli del Pirata contenuti nella torre, la biglia non è finita nelle mani dei commissari, in quanto di proprietà della società Cve. Si tratta di una delle tante controllate dalla famiglia Cenni; ma non tra quelle finite in amministrazione straordinaria. A seguito dell’indagine per bancarotta fraudolenta avviata dalla Procura di Bologna nel 2017, Cve era stata infatti sottoposta a sequestro cautelare. E oggi che l’udienza è tolta, si aspetta di conoscere il futuro della biglia.

A Imola o altrove? La domanda non è banale. E la risposta, probabilmente, nemmeno. Poco più di un anno fa, di questi tempi, il Comune di Imola e quello di Cesenatico erano arrivati a litigarsela. "L’ho voluta perché non mi sembrava giusta una statua tradizionale, che sa di morte – raccontava nel 2016 Romano Cenni –. È mia, appartiene al cortile della torre che sta in una società fuori dalla procedura. Deve restare, sarebbe un’offesa a Marco. Non posso pensare che qualcuno la sposti. Poi, quando mi tireranno qualche sbadilata di terra sopra...".

La biglia resta uno dei simboli più amati dagli imolesi. Chi abita in città e passa dalla A14, quando la vede capisce che è di nuovo vicino a casa. Ma è amata anche da turisti e visitatori, se è vero che su Tripadvisor, tra le cose da vedere in riva al Santerno, si posiziona quarta, dietro solo all’Autodromo, al monumento dedicato ad Ayrton Senna e alla Rocca sforzesca.

Non è certo l’unica opera che ricordi Pantani. Nel piccolo comune di Fontanelice, lontano solo pochi chilometri da Imola, al culmine di una salita che si presenta alla vista come un vero e proprio muro (detto appunto "Del Pirata"), con un dislivello di 70 metri con tratti al 22-23%, c’è un momento a lui dedicato. E poi l’immagine del campione sulla cima di Montevecchio, nella zona di Cesena, ignobilmente vandalizzata proprio all’inizio di quest’anno. Infine la statua di Cesenatico, inaugurata nel 2014, a dieci anni dalla scomparsa di Pantani.

Ma la maxi-biglia, per la sua capacità di unire passato e presente, e di far leva sulla nostalgia per uno sport (e per un Paese) che non c’è più, è un’altra cosa.