Bologna, 5 gennaio 2022 - Il governo ha raggiunto l'accordo con le farmacie per calmierare il prezzo delle mascherine Ffp2, ora bloccato a 0,75 euro. Ciò a seguito dell'introduzione dell'obbligo di indossare la Ffp2, ad esempio sui mezzi pubblici e durante il periodo di auto sorveglianza in caso di contatti stretti con un positivo, mirato a sostituire completamente le chirurgiche. Ma quale tipo è davvero il migliore in commercio? 

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Mascherine Ffp2 o Ffp3: la parola all'esperto

Lo abbiamo chiesto ad Antonio Vittorino Gaddi - cardioangiologo e gerontologo, presidente della Società Italiana di Telemedicina - il quale ha pubblicato, assieme ad altri specialisti, uno studio di analisi approfondito su come sono fatte le mascherine e come funzionano (consultabile qui). 

Ecco alcuni concetti fondamentali per capire come proteggersi al meglio. 

Come si diffonde il virus: varie scale di dimensione 

Prima di spiegare come funziona una mascherina, è bene chiarire che il virus non solo sopravvive sulle superfici, ma resiste anche nell'aria per ore. Si trasmette attraverso: particelle minuscole (della stessa dimensione del virus 0,1 micron), effetto aerosol (tra 0,5 e pochi micron), i droplets (da 5 a 50 micron visibili anche ad occhio nudo in contro luce) e particelle millimetriche di muco e saliva

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L'argomento più diffuso è quello dei droplets, le particelle di saliva che si diffondono parlando e tossendo, ma non sono l'unica via di trasmissione. Come detto sopra, esistono particelle più piccole, non visibili ad occhio nudo, che 'infettano' l'aria (in assenza di sistemi di filtraggio). 

Qui arriva la prima diversificazione tra una mascherina l'altra. La prima caratterista fondamentale è lo spessore degli strati.  "Immaginiamoci una rete da pesca - spiega il dottor Gaddi -: per catturare dei tonni andrà bene una rete con la maglia larga, ma se dobbiamo catturare delle alici allora serviranno delle maglie più strette. Questa è la prima differenza di cui tener conto. Ma anche le Ffp2 non sono le più efficaci". Passiamo così al secondo aspetto.

Mascherine Ffp2 e Ffp3: le differenze

 "La Ffp2 - spiega ancora Gaddi -  è più rigida e resistente. Le fibre sono più fitte: di solito è composta da quattro o cinque strati di Tnt. Ma la Ffp3, che ha fino a 6 strati, è molto più efficace. La ragione per cui è stato introdotto l'obbligo di uso della Ffp2 in alcune situazioni, è che, rispetto alla chirurgica, rispetta gli standard di qualità della normativa Europea (la marcatura CE n.d.r.), ma non è il massimo dell'efficienza. Lo Stato ha fatto una scelta giusta, ma personalmente avrei reso obbligatorio il tipo Ffp3".

E per quanto riguarda il prezzo? "Tra la Ffp2 e la Ffp3 ci sono pochi centesimi di differenza in termini di costi di produzione - spiega ancora il medico -. La differenza è che le Ffp3 sono meno diffuse in commercio, di conseguenza all'utente costano di più. Ma i prezzi di mercato sono comunque folli".  

"Il punto è che le mascherine Ffp2 sono in grado di abbassare la probabilità di contagio, ma non di azzerarla. Si intenda bene - precisa Gaddi - ciò non vuol dire che siano inutili. Anzi, è importantissimo usarle ma soprattuto farlo correttamente. Se invece se ne ha  la possibilità, è meglio scegliere un dispositivo di categoria superiore, come la Ffp3". 

"Sconsigliatissime, ovviamente, le mascherina fai da te", il dottor Gaddi si riferisce ai vari esperimenti di mascherine fatte in casa, visti soprattutto a inizio pandemia, ma come ancora se ne vedono. Si arriva così al terzo aspetto fondamentale. 

L'uso corretto delle mascherine: come sfruttarle al meglio

"La realtà è che tutte le mascherine diffuse attualmente filtrano male, anche se la Ffp2 rispetto alla chirurgica è più robusta, la produzione è più accurata e più professionale. Il problema è che sia la chirurgica che la Ffp2 non filtrano tutto il virus. Se ci sono 50mila particelle per metro cubo (numeri ipotetici n.d.r.) e io indosso una Ffp2, le particelle si riducono di 10 volte, circa 5mila per metro cubo vengono respirate". Perché? Per due ragioni. La prima, come visto prima, riguarda il tessuto. La seconda riguarda l'uso scorretto: le persone, comunemente, non sanno indossarla. 

"Prima di tutto si ha un falso senso di protezione: il virus passa poco, mediamente o molto, ma passa. Se io so di essere a rischio scelgo la mascherina migliore, la indosso bene e non mi espongo. Con una mascherina che dà una falsa protezione tendo ad espormi convinto di essere protetto, ma non è così", spiega ancora l'esperto.

"In secondo luogo il tempo è indicativo. Più tempo sono esposto più sono a rischio. Il Cts consiglia di cambiarla ogni sei ore. In teoria per stare tranquilli andrebbe cambiata molto più spesso".

"Poi ci sono i casi limite. Facciamo un esempio. Ipotizziamo che io sia stato in un posto a rischio, come un ospedale. Questo resta in sospensione e io continuo a respirarlo per un'ora e mezza. Parte l'ho già inalato e il resto rimane sulla mascherina. Di conseguenza la cosa migliore da fare, quando si è stati in luoghi ad alto rischio di esposizione, è buttarla subito". 

"Inoltre -  aggiunge il dottore - è importantissima la questione dell'aderenza al viso. In passato ho lavorato per un'azienda che produceva dispositivi di protezione per gli operai esposti a polveri radioattive. Con una mascherina con un particolato fine si ha una riduzione notevole (ad esempio, sempre con numeri ipotetici n.d.r., su 10mila particelle presenti se ne respirano appena 10), bastava spostare di poco la mascherina sul viso, oppure non tenere pressato il ferretto, che le particelle respirate diventavano 2mila". Bisogna quindi imparare ad indossarla bene, senza far passare l'aria dai lati o sopra. 

Ultimo ma non per importanza, è bene controllare che la mascherina sia certificata (con il simbolo CE) e che all'interno ci sia lo strato filtrante. Attenzione ai truffatori. Se la si compra in farmacia ci si può fidare, ma è bene sempre controllare" consiglia Gaddi. 

Le mascherine del futuro: come dovrebbero essere

Rispetto alla domanda su come immagina le mascherine del futuro, il dottor Antonio Gaddi interviene così: "Un'indicazione sarà quella di fare mascherine più resistenti. L'altra è di creare mascherine 'anti virali', che ancora non esistono, con altri sistemi per garantire l'aderenza al viso, senza l'odioso ferretto".

È possibile che vengano brevettate mascherine con effetto biocida? "Ad oggi non sappiamo cosa uccida il virus, quindi è meglio non contare sull'effetto biocida. Ma esistono studi a riguardo".

"Dobbiamo far fronte anche ad un altro grande problema. Le 'mascherine sono usa e getta' e per quelle che sono le reali esigenze, ovvero cambiarla spesso, l'attuale produzione non basta. Oltre al fatto che per le famiglie hanno un costo enorme. Per non parlare poi dell'impatto ambientale. Andrebbero individuati nuovi modi per renderle riutilizzabili o per permetterne la sterilizzazione, senza ricorrere ai metodi casalinghi che possono essere molto pericolosi". 

"L'importante - conclude Gaddi - è che il cittadino sia consapevole di non essere totalmente protetto. Ognuno ha il diritto di sapere in modo preciso quanto è realmente protetto dalla mascherina che acquista". 

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