Sulle trivellazioni in Adriatico le polemiche non finiscono mai
Sulle trivellazioni in Adriatico le polemiche non finiscono mai

Bologna, 29 novembre 2021Il mondo sogna un futuro di energia pulita e a buon mercato dal punto di vista dei costi. Ma oggi la civiltà moderna è ancora fortemente dipendente dai combustibili fossili per produrre energia. E l’Italia è uno dei paesi più penalizzati perchè dipende in modo eccessivo dalle importazioni. Quindi in un momento di crisi e di prezzi in salita come oggi noi siamo in affanno. Il gas naturale come il metano, in alternativa al carbone, viene visto come la soluzione ’ponte’ in attesa di uno sviluppo strutturale delle fonti rinnovabili. Noi ne abbiamo a volontà sotto il Mare Adriatico, ma anche in ossequio all’ideologia ambientalista spinta, sono bloccate nuove trivellazioni. Il professor Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, ricercatore e docente alla facoltà di ingegneria dell’Alma Mater a Bologna, scuote il capo.

false

"Gas dell’Adriatico, risposta al caro-energia"

Professore, trivelle sì o trivelle no in Adriatico?
"Certo che dovremmo autorizzare nuove trivellazioni sotto il nostro mare che è ricco di giacimenti di gas metano. Nuove estrazioni ci farebbero risparmiare soldi senza controindicazioni".

L’Italia oggi produce meno gas?
"Sì, e gli italiani hanno a che fare con una bolletta energetica più cara mentre potremmo usufruire dei nostri giacimenti. E ri sparmiare".

Fuori i numeri.
"La produzione di gas metano in Italia dal 1950 al 2021 è stata di 798 miliardi di metri cubi. Il picco di nostra produzione si registra nel 1994 con 21 miliardi l’anno. Nel 2021 siamo precipitati a 3,3 miliardi di metri cubi. È la soglia minima dal 1954. Per arrivare al fabbisogno necessario dobbiamo ricorrere alle importa zioni".

Se avviassimo nuove trivellazioni a che cifra potremmo arrivare in Italia?
"La nostra produzione potrebbe essere di 13 miliardi di metri cubi l’anno in più. Il prezzo del metano oggi sul mercato è di 0,8 centesimi, cioè 4 volte la media del 2020. Significa che lasciamo sottoterra 8 miliardi di euro e diamo soldi serenamente sotto forma di pagamenti a Russia, Norvegia, Libia, Algeria, Azerbaijan e Qatar. Noi paghiamo e Putin produce armi, noi paghiamo e la Libia ci manda i migranti".

Quindi l’Italia è ricca di gas metano?
"Certo, è geologicamente evidente per una sovrapposizione di stratificazioni fra Europa e Africa. Ciò vuol dire formazione di idrocarburi, quindi petrolio e gas. Ci sono giacimenti a Piacenza, in Basilicata, in Sicilia. L’Alto Adriatico detiene depositi naturali immensi di metano e consente facili estrazioni. Noi siamo fermi e la Croazia trivella di fronte alle nostre coste. È come se avessimo un bicchiere con due cannucce, ma si succhia solo da una di esse. Un paradosso".

Quantifichiamo il tesoro in Adriatico?
"Si può ipotizzare una cifra che si avvicina a 50 miliardi di metri cubi a circa 40 chilometri al largo di Venezia".

I dubbiosi temono fenomeni di subsidenza .
"Non c’è pericolo stando all’esperienza mutuata fino ad oggi. Nel mondo ci sono 3 milioni di pozzi attivi, in Italia sono 200 ma non si sono mai registrati fenomeni di pericolosità negli ultimi 50 anni".

Perchè allora non si trivella?
"Ritengo che sia una scelta sbagliata, ma coerente con certa filosofia ambientalista imperante di questi tempi. Giustamente nessuno vuole più il carbone, ma pensare che le fonti rinnovabili arrivino a breve a coprire l’intera esigenza dell’Italia è una follia. Chiudere i pozzi è sbagliato. Intanto bisogna utilizzare di più il gas poi si vedrà. Bisogna spiegarlo alla politica".

Una estrazione massiccia di gas metano in Italia potrebbe portare anche ad un risparmio sull’energia elettrica?
"Ovvio, circa il 50% dell’energia elettrica prodotta poggia sull’utilizzo del gas. Potremmo produrne in proprio una buona parte invece di farlo arrivare con una rete di oltre 5mila chilometri da Libia e Russia".

C’è chi dice che per nuove estrazioni in Adriatico dovremmo costruire altre piattaforme di grande impatto ambientale.
"Balle, si possono utilizzare al 90% le strutture esistenti riadattandole con tecnologie ultramoderne. A Gela, per esempio, è previsto un impianto tutto sul fondo del mare".

Le fonti di energia pulita in futuro potranno coprire il 100% del fabbisogno?
"Intanto l’attivazione massiccia è un processo molto lungo e non possiamo quindi fare a meno del gas. E poi non credo che potranno mai coprire del tutto le esigenze dell’ Europa".