Ancona, 13 febbraio 2021 - Non sappiamo se l'intervento dell'Istituto Superiore di Sanità e del Ministero sul dilagare della cosiddetta variante inglese del Covid nelle Marche ci sarà. Anzi, a dire il vero, non sappiamo nemmeno se questa richiesta di valutazione epidemiologica annunciata dalla Regione sia stata trasformata in una missiva formale. Diciamo che la Regione, in accordo con i Comuni, di fronte a dati epidemiologici troppo preoccupanti, vorrebbe che fossero altri enti a prendere la responsabilità di eventuali lockdown. Il passaggio dalle vagheggiate microzone arancioni a una possibile area rossa è molto più semplice di quanto si pensa nella giunta regionale.

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D'altra parte Ancona come provincia ha un incidenza di casi su centomila abitanti che non è molto lontana dall'Umbria in zona rossa. Se Ancona ha superato i 265 casi nell'ultima settimana la media dell'incidenza è stabilmente sopra i 230 da quasi un mese. Complice l'eccesso di contagiosità della variante inglese. Perugia è a quota 353, che vale un secondo posto assoluto dopo l'ara autonoma di Bolzano. Ancona è invece sopravanzata anche da Pescara, Rimini e Trento. A livello provinciale il tema ulteriore è il peggioramento giornaliero delle condizioni dell'epidemia che proseguono in peggioramento nel capoluogo e vanno invece meglio a Macerata e Pesaro e Urbino, con dati stabilizzati su 155 casi, mentre la soglia media regionale è a 145.

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Microzone: ecco i comuni a 'rischio' restrizioni

Come numero di casi generale di contagio a livello comunale dal primo febbraio svetta Ancona, poi ci sono Jesi, Castelfidardo e Osimo. Per quanto riguarda il tasso medio di incidenza nelle ultime tre settimane invece c’è Castelfidardo sul podio seguita da Jesi, Osimo, Sassoferrato e Loreto mentre per quello medio degli ultimi tre giorni Sassoferrato è in testa, poi Castelplanio, Castelfidardo, Loreto e Sirolo.
In ogni caso la Regione, che si gode un'altra settimana in zona gialla con l'arancione che incombe sulla settimana successiva, ha fatto trapelare che sarebbe più propensa a prendere misure restrittive mirate. I sindaci sono d’accordo, meglio non tornare a essere troppo repressivi hanno detto. Però hanno chiesto di investire sui controlli, da soli non ce la fanno già ora: se si chiudono altre scuole ad esempio diversi ragazzi potrebbero darsi appuntamento in giro. Se l’Iis dovesse fissare dei parametri per cui alcune di quelle città risulterebbero blindate dalla settimana entrante, sarà necessario mettere in campo risorse e forze dell’ordine in coordinamento. I primi cittadini hanno proposto di continuare a effettuare gli screening nelle scuole ma l'impegno dei sanitari adesso è concentrato sui vaccini. Diversi sindaci, tra cui quello di Castelfidardo, hanno fatto presente il disagio di tante aziende che soffrono, "svuotate" dai genitori dei piccoli con il virus a casa (che già chiedono aiuti economici).

L'appello dell'epidemiologo: "Si chiudano le province di vicine all'Umbria prima che sia troppo tardi"

In realtà il dipartimento di prevenzione dell'Asur ha idee diverse sul caso delle varianti. Se ad Ancona è ormai consolidato un 50% di inglese, l'evoluzione in questo senso ha raggiunto anche Pesaro e Urbino con i due casi di Urbania , sottolinea il dottor Eugenio Carlotti. Un inseguimento che si può fare però solo con eventuali lockdown come sottolinea Fabrizio Stracci, professore universitario ed epidemiologo di Perugia: " Si chiudano le province vicine prima che sia troppo tardi". L'Umbria confina con tutte le Marche in maniera estesa. L'appello del professor Stracci sembra quasi rivolto proprio verso Ancona. Che si gode il giallo per altri sette giorni, con l'idea di fare subito dopo la fine della Toscana, che da lunedì diventerà arancione.