Bologna, 22 febbraio 2021 – Sul sistema dei colori delle regioni le Regioni chiedono al Governo "una revisione dei parametri" e la revisione del sistema delle zone - affermano -, nel senso della semplificazione, "che passi funzionalmente anche da una revisione dei protocolli per la regolazione delle riaperture, in senso anche più stringente laddove necessario". E l'ipotesi che circola è che il monitoraggio venga effettuato a inizio settimana e non venerdì per far arrivare la decisione delle zone troppo a ridosso del week end.

Focus Colori regioni: oggi funzionano le zone anti Covid? Ecco perché il sistema si è inceppato

Quello che le Regioni hanno chiesto al nuovo governo è un cambio di passo sulle norme che determinano i colori. Lo scopo della richiesta è quello di evitare i continui cambi e di legare le decisioni a parametri più oggettivi. Resta comunque il fatto che non si deve abbassare la guardia: le varianti corrono e impongono strette mirate e immediate, come nuove zone rosse.

Intanto, ieri è scattato il cambio di colore per tre regioni. Emilia-Romagna, Campania e Molise hanno cambiato colore, diventando arancioni. Sono, invece, rimaste gialle Marche e Veneto. L'Rt nazionale si assesta a 0.99.

Zona arancione Marche: le regole per venti comuni della provincia di Ancona

image

Sul passaggio all’arancione dell’Emilia-Romagna, il governatore Stefano Bonaccini aveva già espresso i suoi timori, vista la diffusione in crescita delle varianti. Tema su cui ha messo l’accento anche il Direttore del Dipartimento di malattie infettive, Gianni Rezza, nel presentare il nuovo monitoraggio settimanale: “Per quanto riguarda le varianti, che come sappiamo in questo periodo stano diffondendosi nel nostro Paese, è bene tenerle sotto controllo, tanto è vero che è in programma una nuova indagine per stimarne la diffusione sul territorio e intervenire tempestivamente e con provvedimenti restrittivi laddove la loro diffusione è particolarmente rilevante”.

Il cambio colore dell’Emilia-Romagna è legato soprattutto all’indice Rt, che sale sopra l’1 (1.06), mentre rimane sotto per Marche (0.91) e Veneto (0.81).
Francesco Acquaroli, presidente delle Marche, però continua a raccomandare “la massima attenzione e il rispetto delle regole anti-contagio”, anche perché, a causa del dilagare della variante inglese, il governatore ha dovuto chiudere tutta la provincia di Ancona, in un primo momento dal 17 al 20 febbraio, per poi prorogare l’ordinanza di chiusura fino alle ore 24 del 27 febbraio.

Nonostante i dati rassicuranti del Veneto nelle ultime quattro settimane, il presidente Luca Zaia si dice molto preoccupato. “A oggi siamo da zona gialla – ha detto –, ma siamo ormai circondati: ad esempio in Alto Adige la situazione è pesante. I dati non sono sicuramente in calo a livello nazionale. Dipende da ognuno di noi il contenimento del contagio: usare le mascherine, rispettare il distanziamento, evitare gli assembramenti”.

A tal proposito, la sintesi del monitoraggio n. 40 del Ministero della Salute – che prende in considerazione i dati sanitari della settimana dall’8 al 14 febbraio – sottolinea che: “Si confermano per la terza settimana segnali di tendenza ad un graduale incremento nell’evoluzione epidemiologica che richiede misure di mitigazione nazionali e puntuali interventi di contenimento nelle aree a maggiore diffusione. Un nuovo rapido aumento nel numero di casi potrebbe rapidamente portare ad un sovraccarico dei servizi sanitari in quanto si inserirebbe in un contesto in cui l’incidenza di base è ancora molto elevata e sono ancora numerose le persone ricoverate per Covid-19 in area critica”.









Analizziamo tutti i parametri di Emilia-Romagna, Marche e Veneto.
 

Emilia-Romagna

Nell’analisi del monitoraggio precedente (quello della settimana dall’1 al 7 febbraio), avevamo segnalato un’evidente inversione di rotta dei parametri sanitari emiliano-romagnoli. Così, si conferma, negli ultimi dati, la crescita dell’indice Rt nelle ultime tre settimane e rispetto alla scorsa, è passato da 0.94 a 1.06. Questo dato è il maggior responsabile del passaggio in zona arancione e alza il livello di allerta. Un Rt superiore a 1 è compatibile con uno scenario di tipo 2, dove cioè la trasmissibilità è sostenuta e diffusa, ma gestibile nel breve-medio periodo dal sistema sanitario. Per questo, cambia anche la classificazione complessiva di rischio che è passata da ‘moderata’ a ‘moderata ad alta probabilità di progressione’.

Rimane però moderata la valutazione di probabilità che guarda soprattutto all’aumento dei casi e dei focolai. Il motivo è che la crescita dei casi settimanali e dell’incidenza è lieve e contenuta. 8.592 sono i nuovi casi settimanali, a fronte dei 8.152 della settimana precedente. Mentre l’incidenza (quanti contagi ci sono ogni 100mila abitanti) passa da 182 a 192.

Resta bassa anche la valutazione di impatto sui sistemi ospedalieri. L’occupazione delle terapie intensive cresce di un punto percentuale e giunge al 24% (dato del 19 febbraio), quando la media nazionale è al 23%. I reparti Covid non critici rimangono stabili al 31%, a fronte del 29% come dato nazionale.

Il problema sostanziale della Regione, quindi, rimane l’Rt che la condanna a rimanere in zona arancione fino a quando l’indice non tornerà ad abbassarsi per qualche settimana consecutiva. In attesa delle nuove decisioni governative che dovrebbero attuarsi dal 25 febbraio, l’unica previsione è quella di attendere e osservare le norme anti-contagio.



Marche

Leggero rialzo per i dati delle Marche, mentre l’Rt si abbassa da 0.94 a 0.91. L’incidenza settimanale passa da 154 a 159, mentre la media nazionale è di 135. I nuovi contagi marchigiani, registrati nella settimana dall’8 al 14 febbraio, sono 2.408, mentre la settimana prima erano stati 2.336.

I parametri delle Marche dell’ultimo mese hanno subito poche variazioni. Ma le percentuali di occupazione ospedaliera continuano a rimanere alte. Al 19 febbraio i reparti Covid non critici rimangono al 45% come la settimana precedente, superando la soglia di allerta del 40%. Le terapie intensive, invece, sono passate dal 32% al 35%, un dato che le mantiene comunque in fascia gialla. La valutazione di impatto continua a rimanere alta, proprio per questi dati.

La classificazione complessiva di rischio, invece, è passata da ‘moderata’ a ‘moderata ad alta probabilità di progressione’, come per l’Emilia-Romagna. Questo perché anche se di poco, i dati registrano comunque una crescita.

L’Rt è sotto l’1, ma come abbiamo visto in questo mese, tende a cambiare velocemente di settimana in settimana. Vista, poi, la presenza della variante inglese e la chiusura della provincia di Ancona, è comprensibile la prudenza del governatore Acquaroli, per scongiurare il cambio di colore.





Intanto ieri la Regione, d’intesa con l’Anci Marche, ha deciso di istituire la zona arancione in venti Comuni della provincia di Ancona. 

Veneto

Parametri stabili per il Veneto, a parte l’Rt che torna a salire: da 0.71 a 0.81, mentre quattro settimane fa aveva toccato il punto più basso con 0.61.

A differenza dell’Emilia-Romagna che dopo il rialzo dell’Rt aveva visto crescere anche gli altri dati, per il Veneto non si registrano peggioramenti in tal senso. Anzi, le terapie intensive erano al 12% il 12 febbraio, sono al 10% secondo i dati del 19 febbraio. Gli altri reparti Covid passano dal 17% al 13%. Molto sotto le medie nazionali (23% le terapie intensive, 29% i reparti non critici).

In linea anche l’incidenza settimanale, che rimane a 93. I nuovi casi settimanali sono stati 4.585; la settimana scorsa se ne sono registrati 4.575.

Basse tutte le valutazioni di impatto, probabilità e rischio. In base ai criteri adottati finora e salvo modifiche, che possono arrivare da decisioni governative, il Veneto rimarrà giallo per qualche tempo.