Cesena, 1 dicembre 2021 - Caccia alla variante Omicron. Anche l’Unità di Microbiologia del Laboratorio Unico di Pievesestina diretta dal professor Vittorio Sambri (dove si processano 7mila tamponi al giorno) sta affilando le armi per inchiodare la mutazione covid che fa più paura di ogni altra.

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Professor Sambri, vi è già capitato di incrociare Omicron nel vostro lavoro quotidiano?
"No, per il momento sono pochi anche i casi evidenziati nel resto dell’ Italia e tutti legati al cittadino residente in provincia di Caserta proveniente da un soggiorno in Sudafrica".

Siete attrezzati, però, per poterla identificare?
"Certo. Omicron è figlia della variante africana che avevamo visto l’anno scorso anche qui da noi ed ha caratteristiche genetiche molto simili ma l’atteggiamento corretto è, come stiamo facendo, quello di procedere al sequenziamento del genoma. Peraltro è l’indicazione emersa ieri nella call con l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero".

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Quindi in pratica cosa state facendo?
"Stiamo sequenziando una campionatura sufficiente per poterla ‘pescare’. Noi, tra Pievesestina e l’altro laboratorio a Parma, analizziamo insieme quasi 250 campioni la settimana. A livello nazionale vengono depositate ogni giorno circa 2400 campionatura, l’Emilia-Romagna ne fa il 10 per cento".

E’ giustificato il timore con cui si guarda ad Omicron?
"L’allarme nasce da un documento dell’Oms e del Centro Europeo per il controllo delle malattie che ha posto l’accento sul suo rischio di diffusione nell’Unione Europea classificato tra alto a molto alto. Altro elemento è che ha il maggior numero di mutazioni sulla proteina spike, ossia il bersaglio della risposta vaccinale".

Provato in pratica?
"No, questo nasce da un’analisi bioinformatica, ossia realizzata sul computer poiché non c’è alcun dato sperimentale né clinico. Diciamo però che se le variabili osservate fino ad ora avevano un certo livello di variazione questa ce l’ha più del doppio. Dunque l’imput è: attenzione, questa è una variante da tenere d’occhio".

Come si tiene d’occhio?
"Al momento sono partiti approfondimenti sui ceppi virali, già isolati in alcuni Paesi, studiando direttamente sul virus gli anticorpi che derivano dalla guarigione o dalla vaccinazione, così come abbiamo fatto per tutte le altre varianti. I risultati saranno disponibili tra due o tre settimane e ci diranno se Omicron è in grado di essere controllata e quali comportamenti potrà avere nei confronti del vaccino. Di più non si può dire".

Neppure se sarà più letale di altre?
"Dai risultati al computer e dallo studio dei casi registrati fino ad oggi possiamo dire che la malattia che questa variante è in grado di produrre è assolutamente uguale a quella che vediamo in Delta, non farà degli sfracelli".

Come procede il vostro lavoro a Pievesestina con l’afflusso di tamponi provocati dalla quarta ondata?
"Lavoriamo come matti. Da quasi tre settimane stiamo superando i 7mila tamponi al giorno. Più o meno quelli che avevamo i primi di novembre dell’anno scorso. Oggi siamo un po’ più attrezzati e possiamo arrivare a 8 mila, sopra andiamo in sofferenza. Ci siamo arrivati due volte in 15 giorni ma poi abbiamo recuperato senza creare code" .

E l’indice di positività com’è?
"Sempre abbastanza basso, sul 2 per cento. Là dove incide moltissimo è tra la popolazione scolastica delle elementari e delle medie, in Romagna oltre il 10 per cento. E’ chiaro che la circolazione virale oggi è lì. Occorre estendere le vaccinazioni a questa fasce di età, che produce un terzo dei tamponi che processiamo quotidianamente".