Il primario di Neourologia dell'ospedale Murri di Fermo, Patrizio Cardinali
Il primario di Neourologia dell'ospedale Murri di Fermo, Patrizio Cardinali

Fermo, 1 dicembre 2021 - Si cura la malattia di Parkinson, bisogna affidarsi ai centri medici specializzati per avere una vita dignitosa. Lo ha sottolineato Patrizio Cardinali, il direttore dell’unità operativa di neurologia del Murri che, in occasione della giornata mondiale sulla malattia spiega come l’ambulatorio dedicato al Parkinson sia attivo a Fermo il venerdì mattina, per le terapie e per la selezione dei pazienti più complessi da inviare alle strutture specializzate o al ricovero in reparto: "Alle persone che soffrono della malattia o a chi ha sintomi sospetti dico di non nascondersi, di avere fiducia. Nei ne abbiamo in carico circa 200 di tutto il territorio".

Cardinali ha spiegato che la malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa, causata dalla progressiva disfunzione e morte di cellule cerebrali che appartengono ai nuclei profondi dell’encefalo. La sua incidenza è relativamente elevata, ogni anno si ammalano circa 15 persone ogni 100 mila abitanti, e incrementa progressivamente dopo i 50 anni. L’età media di esordio di sintomi è intorno ai 60 anni, ma circa il 10 per cento degli individui riferisce un inizio di malattia a 40 anni. Rari casi sono colpiti prima dei 30 anni. Il primario neurologo sottolinea che ci si deve rivolgere allo specialista: "Bisogna fare attenzione ai primi sintomi di un tremore sospetto, di una rigidità particolare, di un rallentamento inusuale. Per i primi cinque anni possiamo tenere la malattia sotto controllo e poi nei successivi venti anni si possono sempre presentare complicazioni. Con specifiche terapia possiamo tenerlo sotto controllo e garantire una vita discreta ai pazienti. Noi lo sappiamo curare, è l’unica malattia degenerativa neurologica curabile, abbiamo una collaborazione con Inrca e con la Comunità di Capodarco per la riabilitazione".

Attualmente non sono ben definite le cause della malattia, si tratta sicuramente di un’eziologia multifattoriale legata a predisposizione genetica e fattori ambientali. Si tratta di una malattia cronica-degenerativa che progredisce lentamente e non riduce significativamente l’aspettativa di sopravvivenza anche se possono insorgere disturbi non motori che riguardano l’ambito gastroenterico, genitourinario, neurovegetativo e neuropsichiatrico.

Si associano anche disturbi premotori quali disfunzione olfattiva, depressione ed ansia e disturbi del sonno, che possono anticipare di anni la diagnosi di malattia di Parkinson. Per tale multi sintomaticità si tratta di una patologia associata ad un peggioramento della qualità della vita, anche in relazione a modificazioni inerenti la sfera emotiva del paziente, i rapporti all’interno del nucleo familiare e la sua partecipazione alla vita sociale, per questo all’incontro sono intervenute anche le psicologhe Alessia Ciccola e Lorena Cionfrini, insieme con la neurologa Isabella Paolino, a parlare di una vasta gamma di terapie farmacologiche e fisiche, oltre che terapie alternative, che permettono una stabilità del quadro clinico ed un miglioramento del quadro emozionale.

Cardinali ha concluso: "L’impatto dell’isolamento durante la pandemia da Sars-Cov2 è stato molto forte nei malati di Parkinson, come in tutte le malattie neurodegenerative. L’inattività, lo stress e la solitudine hanno aggravato la malattia cronica, innescando complicanze quali il deterioramento cognitivo, l’insonnia, la depressione. Il lockdown ha comunque lasciato in eredità le esperienze positive della telemedicina e le osservazioni degli effetti avuti sui pazienti".