Afro Bettati
Afro Bettati

Reggio Emilia, 25 ottobre 2020 - Compie cento anni Afro Bettati, sindaco per vent’anni a Brescello, in particolare durante tutta la fase delle riprese dei celebri film tratti dai racconti di Giovannino Guareschi. Oggi grande festa – per quel che è possibile nel rispetto delle norme anti Covid – con un pranzo per festeggiare il centenario, con nipoti e pronipoti. Esponente socialista, sindaco dal 1951 al 1970, Bettati era stato militare a Zara, poi internato in un lager. Nel paese di Peppone e don Camillo ha sempre collaborato in pieno con l’allora parroco, don Dino Alberici.

Signor sindaco, come sta?

"Beh, potrei stare meglio. Ho una gamba che mi fa male. Probabilmente sente il tempo. E non vuol portare il peso del mio corpo".

Lei è stato sindaco a Brescello ai tempi dei film di Peppone e don Camillo.

"Sono stato sindaco per quattro mandati, dal 1951 in poi. Quando sono stato eletto non c’era un centimetro quadrato di asfalto. Alla fine del mio mandato tutte le strade erano asfaltate".

Chi ricorda meglio fra i personaggi che ha incontrato?

"Gino Cervi. Spesso la sera voleva fare una passeggiata con me. Io gli parlavo dei suoi film, della sua carriera, di una commedia in cui aveva recitato a Parigi. Lui, invece, mi parlava di pubblica amministrazione…".

E con Fernandel che rapporto c’era?

"Un buon rapporto. Ma era un pochino presuntuoso. Non parlava l’italiano ma pretendeva che a Brescello la gente parlasse in francese. Riuscii a organizzare un incontro richiesto dall’allora sindaco di Reggio, Cesare Campioli. Lui, antifascista, era stato sfollato a Parigi negli anni Quaranta. Ha chiesto di poter incontrare Fernandel, per parlargli del suo vissuto nella capitale francese. Fernandel accettò l’incontro, che si doveva tenere a Brescello, poi spostò l’appuntamento in un albergo di Parma. Fernandel era simpatico, ma Gino Cervi era più… alla mano”.

Il set dei film ha cambiato Brescello?

"Certamente. Ricordo quando venne il regista Dudivier. Cercavano il paese dove girare i film. Arrivò in piazza e disse: Ici, ici, ici… Qui, qui, qui. E si accamparono a Brescello".

Come fu la convivenza tra il cinema e i brescellesi?

"Tutti in paese partecipavano come comparse. Ma qualche volta c’è stato da tribolare. Se un ambulante mi occupava una mattina un’area della piazza, doveva pagare il plateatico. La troupe, invece, spesso occupava un’intera strada per un giorno senza voler pagare. Dicevo: posso chiudere un occhio, ma non due".

Ha seguito la vicenda dello scioglimento per mafia del Comune di Brescello? Che cosa ne pensa?

"Che il giovane sindaco Marcello Coffrini ha sbagliato a definire come ’brava persona’ un condannato. Ma resta un dato: i tre commissari rimasti a Brescello non hanno trovato un soldo di traverso. Significa che l’amministrazione locale ha fatto il proprio dovere. Resta però la valutazione sbagliata del sindaco, che ha provocato il… pasticcio".

Ma cosa si arriva a cento anni così in forma?

"Non lo so neppure io. Penso che occorra stare lontano da alcol, fumo, droghe. Cercare di non diventare… pancioni. E poi io lavoro nell’orto: pianto e raccolto frutta".

Le hanno fatto regali per i cent’anni?

"Mi hanno donato un cesto di fiori, che ho già portato sulla tomba di mia moglie Vittorina. E poi un pezzo di cioccolata. Ma io non voglio nulla. Ho tutto quanto mi serve".