Marche, sempre più cittadini attratti dalle città della costa
Marche, sempre più cittadini attratti dalle città della costa

Ancona, 20 gennaio 2021 - La popolazione italiana cala, siamo scesi sotto quota 60milioni di abitanti, ma nonostante tutto restiamo il terzo paese dell’Unione Europa (dopo Francia e Germania) in questa speciale classifica. E al posto numero 23 nel mondo. 
Le Marche seguono il ritmo italiano (netto calo) e anzi lo accentuano. Vuoi per un motivo, vuoi per un altro (terremoto in primis) la popolazione delle Marche dal 2014 ha subito un mezzo crollo e si avvicina pericolosamente a meno cinquantamila residenti. Attualmente, da Pesaro ad Ascoli, siamo meno di 1.500.000 abitanti. 

Nella nostra regione si sta verificando un fenomeno strano e quasi unico in Italia: alla faccia della geopolitica e dei poteri istituzionali, le città di mare (come numero di abitanti) stanno prendendo il sopravvento su quelle dell’entroterra. Ci riferiamo in primis ai due capoluoghi di provincia, Ascoli e Macerata, che negli ultimi anni sono stati prima avvicinati e poi sorpassati da San Benedetto del Tronto e Civitanova. Il caso di San Benedetto del Tronto, fra l’altro, è proprio recentissimo.

Due casi nelle Marche, altri 5 in tutta Italia. Soltanto una regione (la Sicilia) ha come noi due capoluoghi di provincia surclassati da altre città. A parte il campanilismo, cosa vuol dire avere più abitanti dei vicini di casa che hanno, ad esempio, un questore e un prefetto? Chiara Sentimenti e Flavio Nardini, negli articoli qui sotto, provano a spiegare cosa è successo in questi anni fra Macerata, Civitanova, Ascoli e San Benedetto. E anche cosa magari potrà succedere in futuro. 

Sul tema di province e rivalità campanilistiche fra le varie città, va ricordato che Fermo è riuscito a staccarsi istituzionalmente da Ascoli nel 2004 e che la provincia fermana è diventata operativa dal 2009. 
Poi c’è il caso di Pesaro, dove dal 1999 è stata unita Urbino con un trattino e la sigla della provincia, da PS, è diventata PU. Un piccola soddisfazione per la storica città ducale e universitaria che per quasi 200 anni (dal 1443 al 1630) comandava nel nord delle Marche, in parte della Romagna e nella zona nord dell’Umbria. 

Marco Principini

Civitanova batte Macerata. "Terremoto, sport e sicurezza: ecco perchè c’è stato il sorpasso"

Civitanova ha messo la freccia ed ha scavalcato, come numero di abitanti, il suo capoluogo di provincia Macerata. Il sorpasso, però, affonda le radici a tre anni fa, quando nell’ottobre 2017 l’Istat certificò i primi 57 abitanti in più. Tra i primi fattori a determinare la crescita della popolazione a Civitanova, il completamento della Statale 77 che ha permesso il collegamento in poco più di un’ora con l’Umbria, ma anche il trasferimento della Lube Volley che, dopo anni di tira e molla con le amministrazioni di Macerata chiedendo un palazzetto mai realizzato, nel 2013 firma un contratto per la giunta civitanovese e, due anni dopo, comincia ad allenarsi nell’appena costruito Eurosuole Forum. «Questo trasferimento ha portato un indotto non solo sportivo, ma anche di visibilità importante – ricorda il sindaco Fabrizio Ciarapica –, perché il nome di Civitanova ha girato in tutto il mondo. E nel post terremoto tante persone, dopo essere state costrette a trasferirsi dall’entroterra, hanno deciso di non tornare nei loro territori. Le stime ci dicono che abbiamo tra le 10mila e le 15mila persone in più, arrivando a quasi 60mila abitanti». 

Ma la crescita di questi anni per il sindaco Ciarapica non è determinata solo da fattori esterni, ma anche da un lavoro fatto dall’amministrazione. «Quando ci siamo insediati – spiega – abbiamo ereditato una città insicura. Noi, invece, abbiamo investito sulla sicurezza a 360 gradi, installando telecamere, recuperando zone degradate, illuminando aree buie, pulendo la città. Un lavoro che è stato ripagato all’investimento di tanti privati che hanno scelto Civitanova per aprire le loro attività».

Provare a far partire un’inversione di tendenza è una delle sfide in mano alla nuova amministrazione che, da settembre, si è insediata a Macerata. «Dobbiamo dare la possibilità ai giovani di lavorare, investire e vivere nella nostra città – spiega il sindaco Sandro Parcaroli –. C’è bisogno di investire in settori innovativi non finanziandoli con risorse ’spot’ ma seguendo e supportando queste realtà per alcuni anni: mi riferisco in particolar modo alle start-up che devono anche essere messe in contatto con i privati. Inoltre vogliamo realizzare una scuola di alta formazione e una scuola della digitalizzazione per portare un valore aggiunto al territorio e attrarre persone da ogni parte del mondo che, poi, ci auguriamo rimangano a vivere a Macerata. Non dimentichiamo anche l’Università, che deve continuare a seguire il suo trend di crescita e il turismo, che ci dà lavoro e valorizza tutto il territorio. Non da ultimo c’è il supporto alla maternità sul quale stiamo già lavorando con i bonus asili nido». 

Chiara Sentimenti

San Benedetto batte Ascoli. L’urlo dalla Riviera delle Palme: "Doppio nome della provincia"

Come Pisa e Livorno, forse di più. Cane e gatto, travertino e mare. Opposti che non sono mai riusciti ad attrarsi, nonostante qualche tentativo. Ascoli e San Benedetto, separati da una trentina di chilometri, allontanati dal calcio che ha trasformato il derby del pallone in una rivalità di tutti i giorni. E così se il capoluogo può festeggiare i 35 anni consecutivi in categorie superiori rispetto ai cugini, ecco che nella vita di tutti i giorni c’è il contro sorpasso. Da agosto San Benedetto ha più abitanti di Ascoli: 47.478 contro 46.978, 500 anime che fanno della città del mare la più popolosa della provincia ascolana. Una rincorsa durata a lungo ma che si è concretizzata grazie soprattutto all’evento cruciale del 2016: il terremoto.

«C’è un problema italiano per quanto riguarda le aree interne – spiega il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti – troppo spesso dimenticate. Ci sono state difficoltà legate al sisma, ma con la fine dei tanti cantieri in città recupereremo le persone che attualmente hanno casa inagibile e si sono trasferite. Servono politiche di attrazione e non c’è niente come il lavoro che possa calamitare i giovani verso un territorio: per questo ho proposto Ascoli come polo dell’idrogeno del centro Italia. Ma non dobbiamo dimenticare le infrastrutture, è fondamentale collegare i due mari per lo sviluppo della nostra zona, perché andando avanti così si rischia di far morire le aree interne. Non sono tuttavia preoccupato: Ascoli viene premiata in continuazione dalle classifiche sulla qualità della vita e la pandemia può rappresentare un’opportunità con il sopravvento del lavoro digitale, si può essere competitivi nel mondo anche essendo fisicamente ad Ascoli: qui si vive bene». 

Dalla riviera delle Palme intanto spingono per il doppio nome della provincia: Ascoli-San Benedetto. «Non è solo una questione etimologica – spiega il sindaco di San Benedetto, Pasqualino Piunti –, ma servirebbe per dare maggiore forza alla provincia e c’è una collaborazione in atto tra le due amministrazioni». Per ora Piunti si gode il sorpasso: «Le città di mare hanno diversa dinamicità, abbiamo perso meno abitanti rispetto ad Ascoli e ora siamo primi. Ma lo avevo previsto già un paio di anni fa, quando parlavo della nostra città come quarta realtà delle Marche: i dati ora dicono questo. Qui si vive bene, chiunque viene per lavoro rimane. Dobbiamo essere gelosi di questa condizione e non perderla. L’importante però è che il Piceno collabori per aver maggiore peso in regione e a livello nazionale, uniti possiamo fare la differenza». Forse allora gli opposti iniziano ad attrarsi anche in questo caso.

Flavio Nardini