Il generale e scrittore Roberto Riccardi insieme al vicepremier e ministro Franceschini
Il generale e scrittore Roberto Riccardi insieme al vicepremier e ministro Franceschini

Bologna, 5 giugno 2020 - Studiano e catalogano, percorrono piste lontane rigirando fra le mani, a volte, vecchie foto ingiallite dal tempo oltre ai files del computer. Tecnologia, fiuto e pazienza sono le armi del Nucleo tutela patrimonio artistico dei carabinieri che lavora in tandem con il Ministero dei beni culturali. Nella selva di cifre che raccontano le operazioni investigative, oggi illustrate in tutta Italia in occasione della festa dell’Arma, ci sono anche quelle dei "carabinieri della cultura". Nel 2019 hanno recuperato 902.804 beni culturali e opere d’arte rubate, disperse all’estero, finite nelle mani di trafficanti d’alto bordo, faccendieri di seconda fila e collezionisti. Nella sola Emilia Romagna sono state sequestrati 2341 pezzi, mentre altri, come Il ritratto di signora di Gustav Klimt, rubato nel 1997 a Piacenza, sono stati restituti. Il generale Roberto Riccardi, che è anche anche scrittore, comanda la task force della cultura.

Generale cos’è il reparto dei Caschi blu dell’arte?

"E’ una nostra unità specializzato negli interventi in Paesi colpiti da grandi calamità o conflitti per catalogare, recuperare e mettere in sicurezza il patrimonio artistico. E’ una eccellenza solo italiana, composta da 60 elementi preparatissimi".

Dove siete intervenuti?

"In Iraq, per esempio, siamo operativi dal 2003.Dopo l’intervento delle forze della coalizione furono rubati 15mila reperti archeologici. Ne catalogammo subito 4mila inserendoli nella banca dati e negli anni abbiamo contribuito a recuperarne oltre 7mila".

Come è la banca dati?

"Contiene quasi 1milione 300mila files di opere da ricercare ed è la più estesa al mondo. In mezzo secolo di storia della nostra unità abbiamo reso alla proprietà pubblica circa 3milioni di pezzi".

Come si recupera un’opera all’estero?

"Accanto all’attività investigativa, col Ministero svolgiamo operazioni di diplomazia culturale. Spesso quando rintracciamo beni artistici trafugati non è sufficiente l’azione della magistratura. Bisogna trattare, in virtù di legislazioni diverse, indennizzi e dinamiche per il rientro del bene".

Il caso più originale?

"Sono tanti. Ma quello del recuper del Vaso di fiori del pittore fiammingo Van Huysum è uno dei più singolari".

Racconti.

"L’opera fu trafugata a Firenze, come altre, durante la guerra dall’esercito tedesco per ordine di Goering. Al Brennero un caporale della Wehrmacht notò il dipinto e lo rubò per farne un omaggio alla moglie. Nella Germania distrutta se ne persero le tracce. Negli anni Novanta l’opera riemerse dal nulla. Si ebbe notizia di tentativi di vendita da parte degli eredi. I nostri carabinieri cominciarono ad occuparsese. La diplomazia si mise in moto e anche grazie alla collaborazione del governo tedesco l’opera venne restituita dagli eredi del soldato all’Italia. Ed è tornata a Palazzo Pitti".

Quanto vale il traffico di opere d’arte?

"Il valore annuo si aggira sui 6 miliardi di euro. Per dimensioni è il terzo al mondo dopo droga e armi".

Chi sono i predoni dell’arte?

"C’è la manovalanza specializzata, ma dietro le quinte operano sempre esperti del settore, mandanti che sanno cosa si può prelevare. A volte basta però basta la dritta di un basista".

Un esempio?

"Nel museo di Castelvecchio, a Verona furono rubati nel 2017 17 dipinti, fra cui un Rubens, Mantegna, Tintoretto. Il basista era uno dei guardiani, fidanzato con una moldava che mobilitò una banda di quel Paese. Li recuperammo a Kiev pronti per essere venduti negli Emirati arabi".

Il nostro patrimonio artistico è indifeso?

"Lo era. Ora grazie alla tecnologia e a una maggiore sensibilità degli enti pubblici è protetto. I furti in chiese, biblioteche e musei sono diminuiti. Col Vaticano abbiamo concordato un protocollo che ci ha permesso di censire le opere degli edifici religiosi. Abbiano foto, dimensioni, dati di origine. E molte sono state sostituite da copie"

I tombaroli?

"Sono ancora un problema, perchè un terzo del patrimonio archeologico è sottoterra. Però gli affari sono in flessione"

Perché?

"Sia per le indagini più intense sia, perchè attraverso accordi con case d’aste e musei abbiamo reso più difficile il commercio clandestino".