Sara Pedri era alla sua prima esperienza lavorativa a Trento dopo la specializzazione
Sara Pedri era alla sua prima esperienza lavorativa a Trento dopo la specializzazione

Forlì, 4 settembre 2021 - Dopo il trasferimento, rischia di essere licenziato. Secondo l’azienda sanitaria di Trento, a carico del primario di Ginecologia e Ostetricia Saverio Tateo, sarebbero emersi "fatti gravissimi". È quello che emerge (ufficialmente l’azienda non commenta) dopo il caso della ginecologa Sara Pedri, 32enne forlivese, scomparsa lo scorso 4 marzo. La famiglia ha sempre pensato a un suicidio: le sue tracce, all’alba di quel giorno, finiscono sospese su un torrente. Famigliari, amici, colleghi hanno evidenziato il quadro di un ambiente di lavoro difficile. Confermato anche dalle indagini dei Nas di Trento, che in un’informativa hanno chiesto alla procura di indagare l’ex primario per maltrattamenti (ancora, ufficialmente, da parte dei pm nessun accusa a suo carico).

Sara, gli ultimi messaggi alle amiche: "Mi sento in una lavatrice" - I Nas ai pm: "Indagate l’ex primario e la vice"


Saverio Tateo, considerato uno dei migliori nel suo campo, era stato messo in ferie quando iniziò l’indagine interna; a luglio è stato trasferito all’ospedale di Pergine Valsugana, un reparto lontano dal capoluogo, dove non ha mai preso servizio; ora il quotidiano locale ‘L’Adige’ fa trapelare che la sua azienda chiede addirittura il licenziamento: l’ultima parola spetta a un comitato di garanti. Un vero e proprio terremoto innescato dal caso di Sara, forlivese alla sua prima esperienza lavorativa dopo essersi specializzata a Catanzaro.
 

Quando i colleghi hanno cominciato a raccontare che ai più giovani toccavano turni durissimi, urla e lanci di oggetti – anche bisturi – in sala operatoria. "Ogni mattina speravo di avere un incidente grave piuttosto che andare in quel reparto", ha raccontato in tv una collega. Negli stessi messaggi di Sara – il contenuto del suo telefonino è stato acquisito dai carabinieri –, alla sorella o ad amici, trapelano disagio e fatica. Fino alla lettera di dimissioni, pochi giorni prima della scomparsa, preceduta da un foglio di appunti che gli inquirenti hanno trovato nella sua casa di Cles. Dove racconta di essere stata convocata a colloquio da Tateo a causa della sua perdita di peso. Un calo che – scrive il suo medico, a Forlì – è causato dallo stress lavorativo.

Nell’inchiesta interna ci sono centodieci testimonianze. Ben novanta – alcune sono le stesse – nell’inchiesta della procura, che si è soffermata anche sullo schiaffo ricevuto da Sara, in sala operatoria, dalla vice di Tateo. Un fiume di testimonianze che è esondato in tv, a ‘Chi l’ha visto?’. Ribaltando l’approccio della stessa Ausl di Trento: a maggio dichiarava di aver già condotto un’inchiesta e che non era stato evidenziato nulla che ricollegasse la scomparsa all’ambiente di lavoro. Poi però è cambiato tutto. Dal reparto è emerso, lo ha ammesso la stessa azienda, un "clima pesante".
 

Il legale dell’ex primario, Vincenzo Ferrante, aveva già bollato le accuse di medici, infermiere e ostetriche come "menzogne, illazioni  e strumentalizzazioni". Stavolta sostiene di aver "replicato punto per punto con un’ampia documentazione che dimostra la piena legittimità delle sue decisioni. Verrebbe da dire che in questa vicenda il perseguitato è Tateo". La sua vice, Liliana Mereu, è stata trasferita all’ospedale di Cavalese (nel suo caso, il licenziamento sarebbe escluso). Il legale della famiglia Pedri, Nicodemo Gentile, chiosa: "La pazienza è amara, ma il frutto è dolce. Mattone dopo mattone stiamo costruendo l’edificio della verità".