Bologna, 8 gennaio 2021 – La scuola paga le conseguenze dell'aumento dei contagi. Anche in Emilia Romagna, dove la Giunta ha deciso di posticipare il rientro in presenza alle scuole superiori. La data prevista è il prossimo 25 gennaio.

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L’aumento dei positivi, con gli esperti - dall’Istituto superiore di sanità alla sanità regionale - che prevedono un possibile innalzamento della curva epidemiologica anche nei prossimi giorni, richiede ora la massima precauzione. Con l’obiettivo di tutelare la salute pubblica ed evitare una terza ondata che porterebbe di nuovo a chiusure generalizzate nel nostro Paese, come sta già avvenendo in altri Stati europei. 

Uno scenario che evolve in negativo e che spinge la Giunta regionale, riunitasi ancora nel pomeriggio di oggi, a decidere il rinvio al prossimo 25 gennaio del ritorno alle lezioni in presenza al 50% nelle scuole superiori dell’Emilia Romagna. Fino al 24 gennaio, quindi, rimarranno aperte - in presenza- materne, elementari e medie, mentre alle superiori le lezioni proseguono al 100% con la didattica a distanza. 

“La situazione pandemica certo non migliora, in Emilia Romagna e nel Paese - afferma l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini - come dimostrano i nuovi dati contenuti nel report settimanale dell’Istituto superiore di sanità e della Cabina di regia, che portano la nostra regione a entrare in fascia di rischio arancione da domenica prossima. E rimangono troppe incertezze rispetto alla possibile evoluzione, in un contesto europeo fortemente critico, verso il quale anche l’Italia potrebbe tendere in assenza di ulteriori misure restrittive, come ha ribadito ancora oggi l’Iss, dopo valutazioni analoghe fatte già nei giorni scorsi dal ministro della Salute nel confronto con le Regioni. La curva epidemiologica sale e con essa anche il livello di saturazione dei reparti di terapia intensiva. Oltre alla campagna vaccinale bisogna promuovere ogni sforzo per abbassare il numero dei contagi. Solo nei prossimi giorni, con la verifica dell’impatto delle misure adottate durante le festività, avremo un quadro più chiaro e potranno essere prese ulteriori decisioni. Ora è necessario applicare il principio della massima prudenza e precauzione, lo stesso scelto dalle regioni in procinto di entrare in fascia arancione e da numerose anche in fascia gialla”. 

“Abbiamo fatto tutto quello che serviva per riaprire le scuole superiori in presenza - sottolinea l’assessore regionale alla Scuola, Paola Salomoni - grazie a uno straordinario lavoro di squadra insieme a Prefetture e Ufficio scolastico regionale, agli enti locali e alle aziende di trasporto pubblico locale, nonché con le organizzazioni sindacali. Con orari d’ingresso differenziati lì dove serviva e trasporti potenziati. Un piano regionale per la riapertura che abbiamo presentato già prima delle festività, in un quadro generale che purtroppo è cambiato e che, sulla base delle valutazioni epidemiologiche fatte dalla sanità nazionale e regionale, potrebbe peggiorare. Un piano che resta valido, e che siamo pronti a utilizzare per riaprire non appena si potrà”. 

La Giunta regionale, guidata dal presidente Stefano Bonaccini, ha inoltre convenuto sul fatto che tutto il personale della scuola, docente e no, debba rientrare al più presto nella campagna vaccinale anti-Covid, ricevendo la somministrazione delle dosi necessarie subito con l’avvio della fase che segue l’attuale, riservata al personale sanitario, a operatori e degenti delle CRA, proprio per garantire le condizioni di massima sicurezza.

Bonaccini: "Ho il dovere di assumere provvedimenti impopolari"

“Si tratta di una decisione difficile, molto sofferta, anche alla luce del lavoro importante e condiviso con prefetti, aziende di trasporti e ufficio scolastico regionale, fatto nelle settimane scorse per potenziare e riorganizzare i trasporti (prevedendo oltre 500 bus aggiuntivi al giorno), i turni di ingresso e di uscita, le misure ulteriori di tracciamento e screening per tutta la popolazione scolastica”, scrive Bonaccini su Facebook.

“Non ho mai pensato che la scuola sia un servizio "sacrificabile", né che la didattica a distanza possa sostituire quella in presenza – tiene a chiarire il governatore -. Ho però la responsabilità di conciliare interessi e beni primari, questo sì. E se gli esperti mi spiegano che i contagi potrebbero ulteriormente aumentare e i posti letto Covid e di terapia intensiva riempirsi ulteriormente, allora ho il dovere di assumere anche provvedimenti impopolari”.