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26 mag 2020

Test sierologico covid Emilia Romagna, tante rinunce per non mettersi in ferie

Se si risulta positivi bisogna restare in isolamento e non andare al lavoro fino al tampone. Ma non è prevista la malattia

26 mag 2020
ASST GRANDE OSPEDALE METROPOLITANO NIGUARDA
EMERGENZA CORONAVIRUS CORONA VIRUS COVID19 COVID 19
TEST RAPIDO SIEROLOGICO SIEROLOGICI
PRELIEVO SANGUIGNO EMATICO DEL SANGUE PRELIEVI EMATICI SANGUIGNI
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 TAMPONI
LABORATORIO MICROBIOLOGIA
Dubbi sulle procedure dopo i test sierologici
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Dubbi sulle procedure dopo i test sierologici

Bologna, 26 maggio 2020 – I test sierologici tra i privati non decollano. Non sono tante – in termini statistici - le aziende che hanno scelto di sottoporre i propri dipendenti allo screening né sono molti i privati che si sono imbarcati nella procedura per potere accedere a uno dei centri accreditati dalla Regione (qui modalità e costi).

Il perché è presto detto: chi risulta positivo agli anticorpi del covid-19 deve restare in quarantena in attesa del tampone che stabilisce se il virus è in atto o se la malattia è pregressa e già debellata. In questo lasso di tempo – che può dilatarsi per un tempo anche lungo – il lavoratore deve stare in isolamento e quindi non può andare a lavorare, ma non può nemmeno mettersi in malattia.

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Al lavoratore, dunque, non resta dunque che 'bruciare' le ferie aspettando l'esito definitivo dell'indagine. Il problema è ben presente alla Regione Emilia-Romagna, che ha trasmesso nei giorni scorsi un quesito al ministero della Salute. "E' un problema che ci auguriamo che venga dipanato. Spero arrivi quanto prima una risposta chiara dal ministero", ha detto l'assessore regionale alla Sanità Raffaele Donini, interpellato sul punto dal capogruppo di Fdi Marco Lisei.

Nell'attesa, informa ancora Donini, "abbiamo chiesto alle Ausl che il tampone venga fatto entro le 48 ore, in modo che venga accorciato il periodo di isolamento". A sollevare il caso è stato appunto Lisei: "Bene che la Regione si sia mossa e abbia posto un quesito al ministero. Ma credo che basterebbe il medico di base per validare giuridicamente il test. Ad oggi comunque "molti, come ci hanno segnalato alcune aziende, hanno rinunciato ad eseguire il test, perché completamente scoperti dal punto di vista lavorativo. E anche alcune aziende hanno preferito non fare i test, per il timore di ritrovarsi scoperte col personale".

Donini ha anche colto l'occasione per fare il punto sullo screening in Emilia-Romagna. "Arriveremo dal 29 maggio ad avere la potenzialità di eseguire 10.000 tamponi al giorno, ovviamente non li facciamo a chi passa per strada, ma abbiamo dei criteri. Per quanto riguarda i sierologici il nostro piano prevedere i testare 100.000 persone per tre volte, stiamo comperando il secondo giro" per il personale sanitario e altre categorie più a rischio. In tutto, anche con Piacenza, Rimini e Medicina, "arriveremo a testare di qui ad un mese circa 200.000 persone oltre alle aziende, quasi il 10% della popolazione dell'Emilia-Romagna".

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