Bologna, 30 marzo 2021 - Vaccini in farmacia anche in Emilia-Romagna. La Regione è pronta ad ingaggiare una corsa contro il tempo per “avere un gran numero di farmacie in tutto il territorio regionale dove potersi vaccinare”. Lo assicura l'assessore alle Politiche della Salute della Regione Emilia-Romagna, Raffaele Donini che, dopo la firma, ieri sera, dell'accordo nazionale ha annunciato: “Intendiamo metterci da subito al lavoro insieme alle associazioni regionali dei farmacisti dell'Emilia-Romagna per recepire l'accordo quadro nazionale e arrivare ad avere un gran numero di farmacie in tutto il territorio regionale dove potersi vaccinare".

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Donini è ottimista: "E' una collaborazione preziosa che già si è rivelata efficace sia nella campagna di screening che ha portato a realizzare oltre mezzo milione di tamponi rapidi in farmacia che con le prenotazioni nei punti Cup, sempre nelle farmacie, delle vaccinazioni".

Vaccino in farmacia: l'accordo

A firmare, a nome della Conferenza delle Regioni, l'accordo con il Governo, Federfarma e Assofarm, il presidente Stefano Bonaccini. ''Ancora un altro tassello per rafforzare la campagna vaccinale in corso – ha commentato - che consentirà a farmacisti adeguatamente formati di poter somministrare il vaccino anti Sars CoV-2. Anche loro saranno dunque attori della resilienza e della tempestività di risposta del sistema sanitario nazionale'.

Vaccino in farmacia: modalità e requisiti

I farmacisti potranno effettuare l'iniezione dopo la frequenza di corsi di abilitazione organizzati dall'Istituto superiore di sanità, ma saranno esclusi dalla vaccinazione i soggetti ad estrema vulnerabilità o chi abbia avuto pregresse reazioni allergiche gravi. Spetterà alle Aziende sanitarie locali l'onere della distribuzione delle dosi vaccinali alle farmacie aderenti alla campagna vaccinale.

Le attività di prenotazione e di esecuzione dei vaccini verranno eseguite secondo i programmi di individuazione della popolazione target, previamente definiti dalle autorità sanitarie competenti. L'accordo stabilisce anche: requisiti minimi strutturali dei locali per la somministrazione dei vaccini; le misure per garantire la sicurezza degli assistiti; gli obblighi informativi. Il protocollo definisce anche le caratteristiche che dovranno avere le farmacie: accesso regolamentato, mantenimento di adeguati livelli di filtrazione degli impianti di areazione, un ambiente dedicato alla vaccinazione o separato dal locale di vendita o, in alternativa, a farmacia chiusa o con altre modalità che garantiscono la riservatezza e la sicurezza necessarie, infine, dotazione di frigoriferi per la conservazione dei vaccini.

Il vaccino potrà essere somministrato esclusivamente previa acquisizione del consenso informato. Chi fa il vaccino dovrà dichiarare di non aver avuto negli ultimi 14 giorni contatti stretti con persone affette da Covid- 19, febbre superiore a 37.5 gradi, una sintomatologia compatibile con Covid-19 e di non essere positivo a test per Sars-CoV-2.

Dopo la vaccinazione, il soggetto dovrà sostare in area monitoraggio della farmacia per 15 minuti. Il farmacista sorveglierà e fornirà un supporto di emergenza in caso di reazione anafilattica dovuta alla vaccinazione, avvisando immediatamente il numero di pronto soccorso 118. Se necessario, in caso di grave anafilassi con pericolo di vita, il farmacista somministrerà adrenalina intramuscolo, ripetendo la somministrazione dopo cinque minuti.

Tamponi rapidi in farmacia: no al fai-da-te

Bene i tamponi rapidi nelle farmacie, purché non siano 'fai da tè: il test antigenico deve essere effettuato direttamente dal personale abilitato, non dalla persona stessa che si sottopone all'esame, e i farmacisti rientrano appunto in questo personale abilitato. E' quanto afferma un'ordinanza del Consiglio di Stato che si è espresso sulla richiesta di legittimità dell'accordo stipulato lo scorso 11 dicembre tra la Regione Emilia-Romagna e le farmacie per l'esecuzione di test rapidi in farmacia. Finora le persone che usufruivano dei test rapidi per il coronavirus nelle farmacie emiliano-romagnole dovevano prelevare da sé il campione naso-orofaringeo.

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