Bologna, 17 gennaio 2021 - Emilia Romagna e Veneto sono, assieme alla Lombardia, le regioni più penalizzate nei tagli della distribuzione dei vaccini anti Covid  Pfizer-BioNTech con circa  25mila dosi in meno. Le Marche invece con Abruzzo, Basilicata, Molise, Umbria e Valle d'Aosta sono quelle che non avranno tagli nella distribuzione del siero. È quanto emerge dalla ripartizione delle dosi (considerate orami su 6 ogni fiala e non più 5) resa nota dall'ufficio del Commissario straordinario Domenico Arcuri. 

La Pfizer ha ridotto, complessivamente, di circa 165 mila dosi il nuovo invio di vaccini - secondo quanto riporta la nota del Commissario Straordinario per l'emergenza, Domenico Arcuri in cui si ribadisce che la decisione di
Pfizer è stata "unilaterale" e che ha "unilateralmente redistribuito le dosi da consegnare ai 293 punti di somministrazione sul territorio italiano. Di conseguenza, e in modo del tutto arbitrario", nella "prossima settimana a fronte
delle 562.770 dosi previste, verranno consegnate 397.800 dosi".

Una decisione "non condivisa né comunicata agli uffici del Commissario, produrrà un'asimmetria tra le singole Regioni". 

Ieri in una nota Pfizer e BioNTech avevano assicurato di aver "sviluppato un piano che aumenterà la capacità di produzione in Europa e fornirà dosi significativamente maggiori nel secondo trimestre. Torneremo al programma originale per le consegne nell’Unione Europea a partire dalla settimana del 25 gennaio, con un aumento delle consegne a partire dalla settimana del 15 febbraio". 

Emilia Romagna: come cambia la campagna vaccinale

La riduzione delle consegne del vaccino anti Covid Pfizer, avrà conseguenze anche in Emilia-Romagna. "Per noi si tratta di una ripercussione importante, che abbiamo già rappresentato alla struttura commissariale – spiega Raffaele Donini, assessore regionale alle Politiche per la salute–. La riduzione non è del 29%, ma quasi del 50%. Questo ci costringe a rimodulare l’attuazione del piano vaccinale".

Adesso l’attenzione è puntata sui prossimi giorni. Tra domani e martedì, infatti, "riceveremo 26.910 dosi, anziché 52.650. E dal 25 al 31 gennaio sono previste consegne per 46.800 dosi Pfizer", fa i conti Donini.

E sarà necessario rimodulare la campagna vaccinale: "Per garantire l’immunità al virus agli oltre 114mila vaccinati, si procederà da domani con la somministrazione delle seconde iniezioni e andremo avanti anche nelle Cra con l’utilizzo delle circa 6mila dosi Moderna".

Infine, riflettori accesi sulle prenotazioni e gli appuntamenti da rivedere. "Il personale amministrativo che lavora nelle strutture sanitarie ospedaliere e del territorio – precisa l’assessore – proseguirà la vaccinazione non appena avremo le dosi necessarie".

Vaccini, come si riorganizza l'Ausl Romagna

Anche in Romagna ci sarà nuova programmazione nella campagna vaccinale a causa del ritardo nelle consegne da parte della Pfizer.  Dalla settimana entrante, spiega una nota dell'Ausl Romagna, la campagna vaccinale proseguirà garantendo i richiami, ossia la somministrazione della seconda dose per completare la vaccinazione del personale sanitario e si procederà inoltre al completamento della somministrazione della prima dose vaccinale a gli ospiti delle strutture per anziani.

In attesa della nuova fornitura vaccinale, come già evidenziato anche dalla Regione saranno rinviate di qualche giorno le nuove somministrazioni di prime dosi, alle persone che si erano già prenotati per la settimana. L'Ausl romagnola ha avvertito gli operatori già in lista per la prima dose vaccinale.

Vaccini Pfizer per regione: i numeri

Le regioni a cui andranno le dosi previste di vaccino sono come detto l'Abruzzo, la Basilicata, le Marche, il Molise, l'Umbria e la Valle d'Aosta. La Calabria da 15.210 ne avrà 9.360 (-38,4%); la Campania da 43.290 ne avrà 38.610 (-10.8%); l'Emilia Romagna 26.910 invece di 52.650 (-48,8%); il Friuli Venezia Giulia 7.020 da 15.210 (-53,8%); il Lazio 38.610 da 51.480 (-25%); la Liguria 18.720 dalle 21.060 previste (-11,1%); la Lombardia 70.200 invece di 95.940 (-26,8%); la Provincia autonoma di Bolzano 3.510 invece di 8.190 ( -57,1%); la Provincia autonoma di Trento 2.340 anziché 5.850 (-60%); il Piemonte 44.460 anziché 50.310 ( -11,6%); la Puglia 18.720 invece di 30.420 ( -38,4%); la Sardegna ne avrà 7.020 invece delle 14.040 previste (-50%); la Sicilia 37.440 anziché 49.140 (-23,8%) ; la Toscana 18.720 e non più 29.250 (-36%), il Veneto da 46.800 a 22.230 (-52,5%).